giovedì 31 maggio 2012

c'è la crisi


non vi annoierò con il solito lungo elenco: una sola chiave di ricerca ma emblematica, segno evidente che la crisi sta colpendo veramente tutti:

Biancaneve e i sette nani versione ridotta

che almeno così spendono meno sia a mangiare che a vestirsi.

mercoledì 30 maggio 2012

Guchipucci


l'allegra comare di Windsor... o no?

martedì 29 maggio 2012

quando la terra trema


la cosa più strana è che dopo un po' hai un'agitazione tale che non capisci più se c'è davvero una nuova scossa o se sei tu che scossi di tuo. la mattina almeno è corsa via veloce, mi sono tenuta impegnata, e poco dopo le 14 ha telefonato mio figlio minore per chiedermi se lo potevo andare a prendere; avrebbe avuto il giorno lungo, ma stavano evacuando la scuola per andare in un parco vicino. pare che nella scuola si siano fatte alcune crepe già con la scossa delle 9, e quella delle 13 le avrebbe allargate. l'edificio è vecchio e non mi meraviglio, anche se è ancora da vedere come finirà la cosa; stasera tutti sul sito del Comune per gli aggiornamenti, per capire se domani a scuola si va o no. tornando a casa mi descrive una mattina fantozziana e ridiamo più volte. mi dice che la scossa delle 9 non l'aveva sentita perchè era concentratissimo in non so quale pensiero, per cui prima ha creduto che a scuoterlo fosse il compagno seduto dietro di lui, poi ha realizzato che tutti gli altri ragazzini e la professoressa si erano accovacciati sotto i banchi e lui era l'unico coglione rimasto seduto come se niente fosse. sono rimasti in cortile un'ora e mezzo mentre i vigili verificavano lo stato dell'edificio, poi li hanno fatti rientrare e la scossa delle 13 è arrivata in corrispondenza della fine delle lezioni, cosicchè si sono mischiate la campanella normale con quella delle emergenze e nessuno ci capiva più nulla. professori e alunni scendevano le scale tranquilli con le bidelle del primo piano che scleravano e dicevano di sbrigarsi e correre nel cortile, la professoressa di musica ha pure tirato un bestemmione (crescendo di un punto nella simpatia dei ragazzi, perchè a quest'età pare che bestemmiare vada di moda). insomma, gli adulti parevano più agitati dei ragazzini, a parte che mezza scuola si era già svuotata perchè molti si erano fatti venire a prendere dai genitori quando erano scesi in cortile la prima volta. sono riusciti anche ad andare a mensa, mangiando come dei porcelli perchè erano rimasti pochissimi. la gatta intanto se la dorme pacifica sul divano come al solito, pensare che con la scossa dell'alba del 20 maggio mi hanno raccontato che era schizzata via come una saetta, agitatissima. lo dobbiamo prendere come un segno che non c'è pericolo o è solo che si è rincoglionita nel frattempo? ad ogni modo adesso siamo qui: marito ancora al lavoro, figli che giocano come se niente fosse, alle 17 c'è il corso di nuoto. tutto è normale, niente è normale: penso a quei poveretti che si sono ammazzati sotto le macerie, alle case crollate, alla paura che sarà cento volte più forte di quella che ho provato io, ma intanto che aspettiamo la prossima, sperando che non venga, non resta che vivere come facciamo di solito. che altro si può fare?

evoluzioni


in questo periodo mi sento come se fossi arrivata a un punto di svolta e l'avessi pure superato, ed è completamente assurda come sensazione, dal momento che la mia situazione è immutata: ho sempre lo stesso marito, gli stessi figli, la stessa inesistente situazione lavorativa, le stesse beghe legali, eccetera. niente di nuovo sotto il sole, insomma, eppure mi sento come se fosse cambiato tutto. so benissimo che le rivoluzioni sono avvenute esclusivamente dentro di me; non rinnego quello che ho fatto negli ultimi due anni perchè hanno perfettamente ragione le persone che dicono che vale sempre la pena di provarci. difatti questa è l'unica maniera per ottenere la definitiva dimostrazione di non potercela fare. dico questo con grande serenità, perchè, ora che è tutto finito, trovo molto riposante averlo capito, in quanto ciò mi eviterà fatiche e delusioni in futuro. conoscere i propri limiti è altrettanto importante che conoscere i propri punti di forza, se non addirittura di più. la differenza quindi forse sta proprio in questa calma interiore che provo: non più la smania di dover conquistare o dimostrare qualcosa, non più desideri assurdi da voler realizzare, solo la piena consapevolezza di ciò che sono e di ciò che posso riuscire a fare con questo. alla fine la nostra vita deve trovare uno scopo principalmente per noi stessi, e di lì in poi si può procedere a dare qualcosa agli altri. a parte che gli altri non vogliono che dia loro un cazzo.

lunedì 28 maggio 2012

il guinness del postcrossing

la cartolina che ha fatto meno strada a raggiungermi arriva dalla Slovenia: solo 435 chilometri, perciò il fatto che ci abbia messo 7 giorni quanto quella che invece arrivava da più lontano è grottesco! eccola qui:


si tratta di una cartolina piuttosto particolare. a spedirmela è stato il padre della ragazza ritratta, un'atleta olimpica di badminton di nome Maya Tvrdy, ed è autografata dalla stessa.
quanto a me, la cartolina che ho spedito più vicino è andata vicino a Monaco di Baviera, in Germania, facendo poco più di 600 chilometri in 6 giorni.

domenica 27 maggio 2012

saggezza orientale


Guarda gli errori degli altri e correggi i tuoi.

sabato 26 maggio 2012

l'oroscopo



oroscopo per lo Scorpione dal 25 al 31 maggio:

In alcune culture aborigene australiane, gli anziani delle tribù danno due nomi ai neonati. Il primo è quello che conosceranno tutti. Il secondo è sacro e rimane segreto. Non lo dicono neanche al bambino. Glielo riveleranno solo in età adulta, quando avrà superato i riti di iniziazione. Mi piacerebbe avere una tradizione simile qui da noi. Per te sarebbe importante, perché in questo periodo stai affrontando un rito di passaggio che ti permetterà di conoscere il tuo nome sacro e segreto. E allora, quando avrai completato la tua trasformazione, scegliti un nome, e usalo solo per parlare con i tuoi antenati, con i tuoi maestri o con te stesso.

caro Rob,
è vero che in questo periodo ho la sensazione particolare di essere a un giro di boa, anche se chiamarlo rito di passaggio probabilmente è esagerato in quanto non ho eventi speciali in vista (anche se l'imprevisto, come abbiamo notato già altre volte, è sempre dietro l'angolo). è anche vero che mi sta balenando in mente un nome, anzi un aggettivo, per me stessa; mi brilla in testa tipo insegna luminosa, ma non lo scriverò qui, e non perchè voglio che resti segreto e limitato alle conversazioni con... me stessa e basta, direi, visto che i miei antenati non li conosco e di maestri non ne ho. no, non lo scrivo solo perchè vorrei evitare che nei commenti le persone cercassero di convincermi che non è adatto, mentre io lo trovo perfettamente calzante.

venerdì 25 maggio 2012

non è bello ciò che è bello


sono sempre stata una perfezionista. non mi riferisco al perfezionismo in ambito lavorativo che sarebbe quantomeno auspicabile, soprattutto in un paese come il nostro dove tutto sembra approssimativo, ma a quel genere di perfezionismo che una persona rivolge a se stessa. anche se non ho mai chiesto conferma alla mia psicologa, ho concluso che questo aspetto ricada sotto la mania di controllo, e che entrambi denotino una profonda insicurezza di base. insomma: sono insicuro, quindi devo cercare di controllare il più possibile le cose in quanto farlo mi dà sicurezza, e la perfezione è la meta finale, poichè è inattaccabile. una roba così. la conseguenza del perfezionismo però è l'ansia da prestazione, dal momento che per arrivare alla perfezione ce ne vuole, e il mondo è costellato di gente migliore di noi per diversi aspetti, così che alla fine uno si ritrova piuttosto a sentirsi una merda cosmica (ciò vale, ovviamente, per le persone insicure e dotate di scarsa autostima, in quanto ci sono anche quelli che invece si sentono perfetti perchè perfetti si credono, dunque non hanno nè l'ansia da prestazione nè il minimo dubbio di essere una merda). concludendo: la mania di perfezionismo per me è stata deleteria e sto molto meglio da quando sono riuscita a liberarmene e a smettere di giudicare me stessa in maniera inflessibile, anche se a volte mi sento ancora una merda cosmica e non me ne so spiegare il motivo. sarà l'abitudine? mah! credo proprio che se non avessi cambiato il mio atteggiamento, gli ultimi cinque mesi di esperimenti fotografici non avrebbero mai avuto luogo. sono passata dal controllo totale che ti dà una reflex digitale al mondo dell'indefinito, dell'inaspettato e dell'imperfetto... e della suspence! ho salvato dal cassonetto rullini scaduti e da polverosi cassetti macchine fotografiche che nessuno usava più (rendendo così anche un servizio alla causa del riciclo e del riuso), e ogni volta non ho idea di che cosa salterà fuori perchè verificare che la pellicola avanzi e l'otturatore scatti non basta. se illudermi di aver raggiunto la perfezione mi inorgogliva, questo stato di potenziale, continua meraviglia mi diverte, e credo proprio che fra il divertimento e l'orgoglio sia migliore il primo. dunque era questo che dovevo imparare per stare bene con me stessa? scendere dal piedistallo e diventare indulgente? vero è che me ne strafrego anche di ciò che gli altri possono pensare di me, e lo trovo molto rilassante...

giovedì 24 maggio 2012

viale del tramonto


capisci di avere irrimediabilmente imbroccato la strada del declino quando i vu cumprà, per attirare la tua attenzione, anzichè gridare "ciao bella" ti chiamano "amica".

mercoledì 23 maggio 2012

l'odore di gorgonzola dei piedi amputati di mio zio (11)



“Tochihara-san, si rende conto che questo è intralcio alle indagini?”
La vecchia Tochihara sedeva impettita nell'ufficio di Kawamura, con ai lati Yuki che indossava una delle sue minigonne striminzite e Nakayama livido e imbarazzatissimo per il fatto che la nonna della sua fidanzata si fosse macchiata di un reato. Takayuki lo compatì; per un tipo ligio al dovere come lui, doveva trattarsi di un'onta insopportabile. L'unica che appariva imperturbabile come sempre era proprio la vecchia.
“Volevo vedere quanto tempo ci avreste messo ad arrivarci”, si giustificò.
“Tochihara-san!”, sbottò Kawamura “Quello che ha fatto è gravissimo! Avremmo risparmiato tempo e denaro se lei ci avesse detto subito che lo scheletro ritrovato nel giardino di Chiba-san era di suo zio!”
La donna sbuffò.
“Non ci si può divertire nemmeno un pochino senza che qualcuno si arrabbi”, si lamentò.
Kawamura alzò le braccia al cielo in un gesto teatrale che mostrava tutta la sua disperazione. Cercò subito di ricomporsi e di tornare al nocciolo della questione.
“Almeno adesso ci dica tutto quello che sa.”
“Mi sembra chiaro che non posso evitarlo, visto che brancolate nel buio.”
“Tochihara-san!”
“Va bene, va bene... Io ero solo una ragazzina delle medie all'epoca. Mio zio Tooru aveva lasciato la famiglia molto giovane. Aveva conosciuto un cuoco famoso che lo aveva preso come apprendista e lo aveva mandato a studiare in Europa. Era stato via diversi anni e al ritorno si era messo a lavorare in un famoso ristorante di Tokyo. Non veniva quasi mai a trovarci perchè era troppo impegnato con il lavoro, per fortuna.”
“Perchè dice per fortuna?”
“Perchè non lo sopportavo!”
“Che cosa non sopportava, esattamente?”
“Bè, io sono molto sensibile agli odori.” Nel dire questo, Tochihara-san rivolse un'occhiata obliqua e accusatoria a Takayuki “E a zio Tooru ecco... puzzavano i piedi.”
Kawamura la osservò in silenzio per qualche istante.
“Tutto qui?
“Tutto qui?!”, sbottò lei “Le sembra normale che impestasse per ore ogni ambiente in cui si fosse trovato a passare? I suoi piedi emanavano un fetore nauseabondo, rivoltante; proprio non riuscivo a tollerarlo.”
“A parte questo”, glissò Kawamura “che altro può dirci di lui?”
“Quando morì mia zia nel 1950, tornò a casa per il funerale. Ovviamente ci toccò di ospitarlo. Contavo le ore che mi separavano dalla sua partenza, ma quell'idiota si innamorò di una ragazza del posto, una che alloggiava presso la pensione Yamamori, e così chiese a mio padre se poteva rimanere fino a che non l'avesse convinta a sposarlo. Mio padre acconsentì perchè sapeva che era un buon partito, anche se aveva passato la quarantina, e credette che la cosa si risolvesse in breve tempo, invece lui rimase per quasi un anno. Fu un inferno.”
Tochihara-san tacque in una maniera che parve definitiva; ancora una volta, Kawamura dovette sollecitarla.
“Che cosa successe con la ragazza?”
“Nulla, che io sappia. Doveva avere il naso delicato anche lei. Zio Tooru un bel giorno sparì e ne fummo tutti sollevati.”
“Come...? Sparì e voi non ve ne preoccupaste?”
“Preoccuparci? Era grande e grosso e libero di fare quello che voleva della sua vita. E poi io potei riavere finalmente la mia stanza, anche se dovetti strofinare il pavimento per giorni e arieggiare per settimane, prima di eliminare quella puzza.”
Kawamura sospirò.
“Tochihara-san, sono certo che esagera; non poteva essere così terribile.”
“Pensare che lui quasi se ne vantava. Una volta arrivò a dirmi che si riteneva onorato perchè le sue estremità avevano lo stesso aroma di un famoso formaggio italiano. Aroma, già, lo definì proprio in questo modo.”
“Se posso permettermi...”, s'intromise Takayuki, attirandosi lo sguardo di tutti i presenti. Kawamura gli fece un cenno per invitarlo a proseguire.
“Tochihara-san”, chiese lui “ha appena detto che la sparizione improvvisa di suo zio non causò preoccupazione; vuol dire che erano spariti anche i suoi bagagli?”
Un lampo di rispetto per l'arguzia di quella domanda animò lo sguardo del fino ad allora afflitto Nakayama; anche Kawamura si raddrizzò, attento.
La vecchia parve riflettere, poi rispose “Naturale.”
“E allora, se a tutti parve normale che egli fosse ripartito, come ha fatto a concludere che il cadavere trovato nel giardino di Chiba-san fosse il suo?”
Tutti parvero trattenere il fiato in attesa della risposta.
“È il dettaglio dei piedi che mi ci ha fatto pensare, e il fatto che dopo di allora nessuno seppe più nulla di lui.” 
“Può spiegarsi meglio?”
“Un cadavere fresco sepolto nel giardino di una pensione frequentata può anche passare inosservato, se sepolto nella maniera giusta, però nemmeno cinque metri di terra avrebbero potuto nascondere la puzza dei suoi piedi.”
Per un momento Takayuki si chiese come mai l'anziana donna fosse così esperta di occultamento di cadaveri; non lo avrebbe affatto meravigliato scoprire che ad accoppare il povero Tooru fosse stata proprio lei. Restava il fatto che, dopo le sue rivelazioni, ad essere spariti risultavano non solo i piedi, ma anche i bagagli di suo zio. Pareva che la vicenda si andasse complicando ulteriormente.
Tochihara-san intanto si era alzata in piedi.
“Me ne vado”, annunciò perentoria.
Kawamura non si oppose; per il momento non c'era altro che potesse chiederle. Accettò le ennesime scuse di Nakayama e si lasciò ricadere sulla poltrona con un'aria terribilmente affranta.
“Honda-san”, disse “C'è stato un problema con Higuchi ieri. La sua gatta si rifiuta di allattare uno dei micini così lui è dovuto restare a dargli il biberon rinunciando a recarsi da Ishibashi-san. Dovrai pensarci tu.”
“Dovrei andare a Kyoto?” Normalmente l'idea di un viaggio lo avrebbe rallegrato, ma il pensiero dei sorrisi di Yu-chan lo rendevano desideroso di restare nei suoi paraggi.
“Siamo stati fortunati, la signora stava giusto partendo con la nipote per un soggiorno sul lago Kawaguchi; arriveranno nel tardo pomeriggio. Fatti trovare al ryokan dove alloggiano, non voglio perdere un minuto di più per arrivare in fondo a questa storia.”

o-o-o-o-o-o-o-o-o-o-o-o

glossario giapponese


chan = suffisso che si mette dopo i nomi propri di persona e che si usa solo con consanguinei o amici stretti


ryokan = pensione tradizionale; quasi tutti offrono bagni termali (onsen)


san = suffisso che si mette dopo i nomi propri di persona e corrisponde al nostro "signor/signora" 

martedì 22 maggio 2012

il guinness del postcrossing

ho appena festeggiato il mio primo anno di partecipazione al Postcrossing Project ed ho così pensato di fare una panoramica delle 165 cartoline che ho ricevuto finora.

per cominciare, ecco quella che ha percorso più strada: viene dall'Australia e ha fatto la bellezza di 15.396 chilometri! ci ha impiegato relativamente poco tempo: 7 giorni.


invece, quella che io ho mandato più lontano di chilometri ne ha fatti  16.341 e ci ha messo 32 giorni per arrivare a Sydney.

lunedì 21 maggio 2012

sarò un'incosciente...


certo che uno non può andare via di casa due giorni che prima mettono le bombe e poi tira il terremoto... e la cosa strana è che, per quanto vivide appaiano le visioni apocalittiche causate dalla propria paranoia, poi si stenta quasi a credere a certe notizie realmente accadute, specialmente se si è a 600 chilometri di distanza e oltreconfine. una strana consapevolezza ti corre ungo la colonna vertebrale, quasi come un brivido, e comprendi che, così come a te che sei via potrebbe accadere qualunque incidente, lo stesso si può verificare a quelli che hai lasciato a casa, tipo che torni e la casa non c'è proprio, è stata rasa al suolo. però, che deve fare uno in questa situazione? sentirsi in colpa perchè alle 4 di mattina ronfava pacificamente mentre marito e figli schizzavano giù dal letto impauriti? ovvio che se la casa viene rasa al suolo, preferisco esserci dentro anch'io, ma non è che posso smettere di fare le cose in nome di qualche remota possibilità... e comunque, remota o no, la vita è sempre ricca di imprevisti, che si chiamano così appunto perchè è impossibile prevederli. che facciamo, smettiamo tutti di vivere in attesa che se ne verifichi uno? non è invece meglio vivere pienamente, così se proprio l'imprevisto accade almeno avremo meno rimpianti? io credo proprio di sì, e per questo vado avanti a vivere, cercando di farlo nella maniera più piena possibile, che a essere morti c'è sempre tempo.

domenica 20 maggio 2012

saggezza orientale


Anche gli incontri casuali seguono le vie del destino.




comunicazione di servizio: da domani la rubrica "la foto della settimana" sarà sostituita, fino a data da destinarsi, da una nuova dedicata al postcrossing.

sabato 19 maggio 2012

l'oroscopo



oroscopo per lo Scorpione dal 18 al 24 maggio:

“Le catene che più ci legano sono quelle che abbiamo spezzato”, dice il poeta dello Scorpione Antonio Porchia. In altre parole, l’oppressione di cui ci siamo liberati può continuare a condizionarci ancora per molto tempo. L’impronta che ha lasciato nella nostra sensibile psiche a volte continua a influire sulle nostre decisioni e a distorcere le nostre emozioni. Ma oggi sono qui per dirti, Scorpione, che stai entrando in una fase nella quale riuscirai a cancellare i segni lasciati dalle catene che hai spezzato. Finalmente avrai la saggezza e le risorse necessarie per completare la tua liberazione.

caro Rob,
magari...

venerdì 18 maggio 2012

con la valigia


domani parto per l'ennesima trasferta che concluderà per qualche tempo la serie delle gite che comprendono un pernottamento. sono stata molto in giro nelle ultime settimane e mi sono divertita parecchio, non sarà semplicissimo rinchiudersi in casa, ma almeno non mi farò mancare le scappate da un giorno perchè di cose da vedere ce ne sono ancora. fin da piccola sono stata abituata a viaggiare, anche se nella mia infanzia la cosa si limitava a spostarsi al mare o ai monti e poco di più, però credo che, sia per predisposizione naturale che per educazione, la curiosità di vedere posti nuovi sia una delle mie caratteristiche fondamentali. fosse per me, viaggerei molto di più di quello che faccio, e soprattutto viaggerei a modo mio, ovvero da sola e con i miei ritmi, perchè in questo modo sono sicura di godermela al 100%. per esempio, non mi piace fare piani troppo rigidi; faccio un programma di massima, è vero, ma sono pronta a mandarlo a gambe all'aria per seguire l'impulso del momento, tanto più che l'improvvisazione può riservare belle sorprese. se ho fame, mi fermo e mangio a qualunque ora, il che può significare uno spuntino o un pranzo serio; se sono stanca, posso anche decidere di tornare in hotel a dormire o di mettermi su di una panchina a guardare il passeggio; se davanti al museo c'è una fila chilometrica, vado a visitare qualcos'altro e chissenefrega. riguardo alla compagnia, se da un lato a volte mi manca poter condividere bellezza e divertimento con qualcuno, dall'altro apprezzo in pieno la totale libertà del viaggiare da sola, senza dovermi adattare ai ritmi e alle scelte degli altri e senza irritare nessuno per i miei ritmi e le mie scelte. sono un lupo solitario e me ne rendo conto sempre di più a ogni anno che passa.

giovedì 17 maggio 2012

dark shadows


mi piace un sacco Tim Burton, perciò non potevo mica farmi scappare il suo ultimo film, tanto più che nel cast c'è Johnny Depp che mi piace un sacco anche lui (anche se lo gradisco di più con un colorito più sano), ed è quindi con profondo rammarico che devo ammettere la mia delusione. malgrado l'ineccepibile realizzazione tecnica e la bravura degli interpreti infatti, mancano proprio gli elementi che mi fanno amare il cinema di Burton: l'ironia graffiante mescolata a pennellate di poesia, l'umorismo nero e dissacratorio che si sposa con quelle emozioni necessarie a far sì che un film continui a restarci dentro. questo è un buon esercizio di stile, ma mi sa che l'anima si è dimenticato di mettercela.

mercoledì 16 maggio 2012

piante consapevoli


a tutti quelli che amano parlare con le proprie piante piacerà certamente questa nuova invenzione: la pianta che interagisce con te! perchè, per quanto possa essere piacevole parlare con vegetale, se quello risponde è anche meglio, no? è proprio ciò che hanno pensato alla giapponese Keio University e quindi, detto fatto, hanno inventato le piante interattive. in realtà i movimenti che compiono le piantine protagoniste di questo esperimento sono comandati da dei motorini che azionano dei fili collegati ai rametti; ci sono anche dei sensori e dei microfoni studiati per captare ciò che accade nelle immediate vicinanze della pianta. insomma, se per esempio si arriva vicino alla pianta sbraitando e agitandosi perchè si è incazzati neri, la pianta reagisce muovendo i rametti in maniera simile. fantastico, no? e siamo solo agli inizi. dopo essersi accertati che nell'arco di un anno le piantine abbiano continuato a crescere e a godere di buona salute malgrado gli sforzi loro imposti, adesso si potrà potenziare e raffinare il sistema. personalmente, credo sarebbe bello se ai movimenti affiancassero anche dei microfoni per farle parlare; già me l'immagino Lazzaro* che, anzichè finire con tutte le foglie distese sul mobile, mi grida: "Guchi, e dammi da bere che mi sto ad afflosciare, li mortacci tua!" ad ogni modo sempre meglio delle piante artificiali commercializzate dalla Sega, ovvero Pekoppa e Hanappa, le quali si limitano a muovere corolla e foglioline in un gesto di assenso quando tu parli con loro: l'apoteosi del parlare da soli, non c'è che dire! vuoi mettere la soddisfazione di vedere che il tuo girasole di plastica ti dà ragione?




* per chi non lo sapesse, Lazzaro è la pianta che sta sulla libreria alle mie spalle; spesso mi dimentico di annaffiarla e la riduco in fin di vita, ma ogni volta si riprende: di qui il suo nome.

martedì 15 maggio 2012

errare è umano...


... ma a volte capita di fare cazzate di dimensioni cosmiche.

sì, stavolta l'ho fatta grossa, e il bello è che non me ne rendevo nemmeno conto. ovvero: non pensavo che la cosa fosse così grave. meglio guardare al lato positivo: sbagliando s'impara. del resto la gamma dei possibili errori che si possono commettere è abbastanza varia perchè in futuro trovi altro pane per i miei denti. almeno la faccenda è archiviata: ho chiesto scusa, non sono stata perdonata, e tutti vissero più o meno felici e contenti.

lunedì 14 maggio 2012

la foto della settimana: l'orrore


da una decina di giorni circa, chi arriva in città dal lato di Firenze vede questo bello spettacolo al centro della rotonda: statua a grandezza naturale di Stefano Pelloni, detto il Passatore, con tanto di schioppo in mano... che subito abbiamo pensato che l'avessero messa perchè a fine mese si corre la Cento Chilometri del Passatore, maratona che parte da Firenze, si conclude nella mia città e che passa appunto da questa strada, ma quando abbiamo visto che il nome della rotonda è appunto "Rotonda della Cento Chilometri del Passatore" abbiamo compreso che ce la dovremo tenere. sigh. 

per chi non lo sapesse, il Passatore è la versione romagnola di Robin Hood. bè, più o meno. nato nel 1824, era figlio di un traghettatore (di qui il suo soprannome). lui invece esercitò per alcuni anni il mestiere di brigante, arrivando, con la sua numerosa banda, a prendere in ostaggio interi paesi. non ci andava certo giù leggero; fra lui e i suoi, non si contano gli omicidi (anche a sangue freddo), gli stupri e le torture (per farsi rivelare i nascondigli di denaro e preziosi). tuttavia, poichè per coprire le proprie tracce pagava il silenzio di poveracci del popolo, nacque la leggenda del bandito buono che rubava ai ricchi per dare ai poveri. morì in un conflitto a fuoco nel 1851.

domenica 13 maggio 2012

saggezza orientale


Il cuore dell'uomo è mutevole come il cielo d'autunno.

sabato 12 maggio 2012

l'oroscopo



oroscopo per lo Scorpione dall'11 al 17 maggio:


Quali sono le canzoni più belle e suggestive che conosci? Quelle che riattivano la tua saggezza sopita, che ti aiutano a capire qual è il tuo scopo nella vita e fanno scattare in te un moto di gratitudine per il tortuoso percorso che ti ha portato fin qui? Ti consiglio di riunirle tutte in un’unica playlist e di ascoltarle con la massima attenzione mentre ti rilassi in un posto dove ti senti perfettamente al sicuro. Secondo la mia lettura dei presagi astrali, hai bisogno di una dose concentrata delle emozioni più profonde, vivide e salutari alle quali puoi attingere.

caro Rob,
sopravvaluti il contenuto del mio lettore MP3. 

venerdì 11 maggio 2012

suicidi economici


ci ho riflettuto parecchio sui tanti che in questo periodo si suicidano per motivi economici, e la conclusione alla quale sono giunta è che quello non può essere l'unica ragione. sarà la goccia che fa traboccare il vaso associata ad altri fattori, ma se il punto fosse la semplice assenza di denaro, allora si dovrebbero suicidare in massa più di un miliardo di persone. è anche vero che la nostra società è strutturata in maniera tale che non avere abbastanza denaro ti fa sentire l'ultimo sfigato dell'universo. tantissime persone si definiscono in base al proprio conto in banca o alla semplice ostentazione di beni che molto spesso non potrebbero nemmeno permettersi; se poi ci si ritrova col culo per terra, alternative al denaro sembra proprio che non ce ne siano. ovviamente non è mia intenzione biasimare chi si suicida per motivi economici; nessuno di noi, tanto meno io, possiamo sapere che cosa passava nei loro cuori e nelle loro menti in quel momento. ciò che mi rattrista è piuttosto constatare la mancanza di alternative (tralasciando il fatto che una scelta esiste sempre e comunque, siamo soltanto noi a dover decidere di compierla) che porta alla perdita di speranza, all'incapacità di vedere il futuro e il cambiamento. è questa una cosa dalla quale sono passata anch'io e quindi so bene quanto sia terribile questo stato d'animo. se il futuro appare come l'eterna ripetizione di un presente insopportabile, è logico concludere che l'unica via di fuga sta nella morte. eppure non so... sarà che io ne sono uscita, sarà che, malgrado le mie periodiche crisi depressive, finisco sempre per rimettermi in piedi, resto convinta che non valga la pena di suicidarsi, se l'unico motivo sono i soldi. ci sarebbe anche molto da dire sulla strumentalizzazione che si sta facendo in questo periodo di questo argomento. per esempio, segnalo questo articolo e questo post.

giovedì 10 maggio 2012

altri 365



avvertenza: quello che segue è un post noioso e autoreferenziale.

lo so che voi manco ve ne siete accorti, se non di sfuggita per via della foto della settimana, ma ho appena completato il mio primo 365 project. per chi non lo sapesse, si tratta di un progetto fotografico in cui si scatta una foto al giorno... almeno una, perchè io sono di otturatore facile e quindi ne ho fatte di più. tutte queste foto sono finite in un blog-diario che è limitato alla vista dei miei soli occhi per via dell'elevata presenza di autoritratti e pure di un paio di foto osè.  devo dire che la cosa mi ha divertito molto e che questi 365 giorni (anzi, 366 perchè quest'anno è pure bisestile) sono volati via in un baleno. nell'immediatezza della scadenza, mi sono accorta di due cose: la prima è che non mi va di rinunciare a questo divertimento e la seconda che occorre un cambiamento, sia a causa del mio rinato interesse per la fotografia analogica, sia perchè il cambiamento è giusto di per sè. ora, il problema dell'analogico è che i tempi sono lunghi: se scatto una foto al giorno con un rullino da 36 pose, ci metto più di un mese a finirlo, dopodichè devo pure farlo sviluppare; verrebbe dunque a mancare l'immediatezza della pubblicazione. esiste tuttavia una soluzione, e nemmeno così complicata, ovvero l'utilizzo della Polaroid. la cosa non è originale, infatti altre persone ci hanno già pensato, ma visto che io lo faccio per me stessa e non per chiedere donazioni ai followers (già, mi è capitato di vedere il blog di un fotografo che lo faceva...) dell'originalità me ne frega relativamente. insomma, in questo modo posso avere il mio scatto giornaliero e anche il brivido dell'imprevisto, perchè siamo comunque lontani anni luce dall'esattezza di uno scatto digitale. detto fatto, non mi restava che procurarmi i mezzi.  sono stata abbastanza fortunata da trovare una vecchia Polaroid Image su Ebay Deutschland al prezzo abbordabilissimo di € 36: modello della serie Spectra, le cui cartucce sono più facilmente reperibili (tra l'altro pare funzionino meglio le Polaroid originali scadute delle Impossible nuove). e poi volete mettere il nome? Spectra... sembra uscito da un film di James Bond o da Beautiful! ora non mi resta che aspettare domani per partire. visto che non penso di farmi degli autoritratti con la Polaroid (credo che verrebbero molto più orrendi di quelli che mi faccio di solito...), questo nuovo 365 project sarà in chiaro. lo dico giusto per la cronaca, che mica mi aspetto che lo seguiate, tranquilli!  ^__^

mercoledì 9 maggio 2012

l'odore di gorgonzola dei piedi amputati di mio zio (10)






Quelle cosce le aveva già viste, non poteva sbagliare. Sbucavano fuori dall'orlo di un paio di shorts rosa a cuoricini gialli e si allungavano sull'erba del giardino di Tochihara-san. Mentre era intento a richiamare alla mente tutte le donne conosciute per cercare di capire a chi appartenessero, una voce alle sue spalle lo fece trasalire.
“Honda-san, mi avevano detto che l'avevano trasferito in campagna, ma non immaginavo che l'avrei trovata proprio qui.”
Gli occhietti miopi di Akio Nakayama ammiccarono da dietro le spesse lenti degli occhiali. A Takayuki non ci volle molto per comprendere che doveva essere lui l'ispettore al quale aveva fatto riferimento la vecchia, e che quindi le cosce che aveva appena ammirato appartenevano alla sua fidanzata, nonché nipote della vecchia stessa. Non aveva ancora visto il resto, ma non potè fare a meno di ritenere un'ingiustizia che un secchione rompiscatole come Nakayama avesse trovato un tale bocconcino. Le sorprese non erano ancora finite; attratta dalle voci, la proprietaria delle cosce si era prontamente alzata e avvicinata.
“Yu-chan! Ma che cosa diavolo ci fai tu qui? Insomma, vuol dire che la nipote della strega sei tu?”
Yuki Tagusari, segretaria nella stazione di polizia di Tokyo dove egli aveva lavorato fino a pochi mesi prima, scoppiò a ridere.
“Takayuki-san, sei incorreggibile!”
Nakayama si schiarì la voce.
“Non mi sembra il caso di parlare male di chi la ospita, tanto più che si tratta della nonna della mia fidanzata.”
Takayuki decise che l'avrebbe ignorato per quanto possibile; continuò quindi a rivolgersi a Yuki. 
“E da quando in qua sei fidanzata?”
“È successo poco dopo che te ne sei andato”, rispose lei.
“E perchè, con tutti gli uomini che esistono al mondo, ti sei andata a mettere proprio con questo coglione?”, avrebbe voluto chiedere ancora, ma poi comprese che ne andava delle sue cene e forse addirittura della sua stanza, anche perchè, puntuale come la morte, Tochihara-san aveva appena fatto la sua apparizione.
“È pronto da mangiare.”
“Nonna, ma è ancora presto! Vorrei restare a prendere un altro po' di sole qui fuori.”
“Io invece ho una fame da lupi!”
Takayuki fece un passo in direzione della stanza da pranzo, ma l'anziana gli si parò davanti. Era alta poco più di un metro e mezzo, ma costituiva un ostacolo insormontabile.
“Non vedo mia nipote da molto tempo e mi piacerebbe parlare con lei tranquillamente.”
Ecco, il momento paventato era infine giunto: di lì in poi ricominciava l'era del bento in offerta e del ramen istantaneo. Rassegnato, l'uomo stava per ritirarsi nella sua stanza quando Yuki intervenne di nuovo.
“Perchè non mangiamo tutti insieme, così sentirò anche le novità di Takayuki-san?”
E fu così che si ritrovarono in quattro intorno al kotatsu. Tochihara-san non perse occasione per denigrarlo, ma quando mangiava, egli diventava impermeabile alle provocazioni, tanto più che  Yuki, seduta davanti a lui, gli regalava dei gran sorrisi ogni volta che i loro sguardi s'incrociavano. Takayuki si chiese come mai non ci avesse mai provato con lei quando stava a Tokyo; ad ogni modo, non era mai troppo tardi.

Da quando aveva dato a Shiori il proprio numero, Takayuki era diventato attentissimo a tenere l'apparecchio carico e a portata di mano, perciò, malgrado fosse profondamente addormentato, rispose dopo il secondo squillo. Essendo notte fonda, la sua speranza era appunto che la chiamata arrivasse dalla giovane, spaventata dai passi misteriosi, invece quella che udì fu la voce impastata e piuttosto confusa di Miki. A causa dei problemi di salute di Haruna e della gravidanza della gatta di Higuchi, da parecchi giorni toccava quasi sempre a lui il turno di notte, ma non si era ancora abituato alla cosa e dormiva per quasi tutto il tempo. Del resto, la cosa non era troppo grave perchè a Oshino anche i criminali andavano a letto presto.
“Honda-kun, una chiamata per te”, biascicò “Ti metto in linea.”
La voce che udì Takayuki era inequivocabilmente quella dell'infermiere Ichikawa; pur senza le leziosità con cui aveva appestato lui e Takenaka-san quella mattina e malgrado il tono preoccupato, conservata un'inflessione particolare, quasi cantilenante.
“Non so che cosa lei abbia detto al caro Takenaka-san, ma è stato agitatissimo per tutto il resto del pomeriggio, e infine, purtroppo, è successo quello che temevo.”
Sentendo che l'altro non continuava, Takayuki chiese: 
“È morto?”
“Cielo, no! Non ancora... Però gli è venuto un altro infarto e ora si trova in infermeria. Continua ad agitarsi e a ripetere che deve assolutamente riferirle una cosa. Ho cercato di convincerlo che poteva aspettare domani mattina, ma dice che la vuole vedere immediatamente. Venga subito, per favore; tutta questa smania non gli fa certo bene.”
Takayuki acconsentì, poi si mise a riflettere. A quell'ora della notte, non c'erano autobus di sicuro. Avrebbe dovuto procurarsi un mezzo di trasporto, ma non poteva prendere l'unica auto in dotazione alla stazione di polizia, soprattutto senza informare prima il capo. C'erano le biciclette, certo, ma non ci si vedeva proprio a pedalare nel buio della campagna; oltretutto era poco dignitoso. Gli venne in mente la scintillante Toyota nera di Nakayama, parcheggiata sul retro della casa. Al pensiero della faccia che avrebbe fatto il mattino seguente nel vedere che era sparita si sentì perfettamente sveglio. Infilò i primi vestiti che gli capitarono sotto mano e strisciò fino all'ingresso; aveva notato che le chiavi dell'auto erano appoggiate sul tavolinetto del telefono. Pregò che l'ex-collega avesse il sonno pesante e mise in moto.

La persona distesa nel letto davanti a lui era molto diversa da quella che aveva incontrato solo poche ore prima; adesso Takenaka-san dimostrava tutti i suoi anni e la sua maliziosa vitalità era scomparsa.
“La prego di perdonarmi”, mormorò.
Takayuki gli lanciò uno sguardo incoraggiante. 
“Io... non le ho detto tutto...”
Il poliziotto drizzò le orecchie; che stesse per ascoltare una confessione?
“Il fatto è”, proseguì il vecchio “che ero innamorato pazzo di A-chan e avrei ucciso per averla.”
Una strana sensazione di giubilo strisciò lungo la colonna vertebrale di Takayuki. Era davvero la fine di quel caso complicato? E, se lo era, non avrebbe avuto tutte le ragioni per prendersene il merito? Nel giro di una frazione di secondo, arrivò a immaginare che quel successo lo potesse riportare con gloria alla capitale. Poiché Takenaka-san taceva, egli provò a incoraggiarlo.
“Mi ha forse fatto chiamare per liberarsi la coscienza?”, osò chiedere.
Il malato lo fissò con l'aria di non aver compreso, poi gli scappò una risatina che si trasformò subito in un colpo di tosse.
“No, no, mi ha frainteso... È solo che mi ha fatto rivivere così tanti ricordi... ma il motivo per cui la volevo vedere subito è che mi sono ricordato il nome di quell'uomo.”
Takayuki comprese immediatamente a chi si riferiva, e la speranza che si era affievolita un momento prima tornò a risplendere; conoscere il nome del proprietario delle ossa era pur sempre un bel progresso.
“E come si chiamava?”
“Tochihara-san.”



o-o-o-o-o-o-o-o-o-o-o-o

glossario giapponese

bento = pranzo confezionato da consumare freddo


chan = suffisso che si mette dopo i nomi propri di persona e che si usa solo con consanguinei o amici stretti



kotatsu = tavolino tradizionale basso e quadrato, con un'ampia coperta sotto il piano d'appoggio e una fonte di calore sotto; i giapponesi siedono a terra infilando le gambe sotto, così rimangono al caldo


kun = suffisso che si mette dopo i nomi propri di persona e che si usa tra colleghi/pari grado oppure quando un superiore si rivolge a un subordinato; mai il contrario!


ramen = tagliolini in brodo che possono essere accompagnati da verdure, carne, pesce, ecc.

san = suffisso che si mette dopo i nomi propri di persona e corrisponde al nostro "signor/signora" 

martedì 8 maggio 2012

hunger


non entrerò nel discorso politico che sta dietro a questo film:  perchè complicata e intricata è la situazione dell'Irlanda del Nord, perchè in guerra si fa presto a passare dalla parte del torto pur essendo convinti di avere ragione, perchè sono contraria alla violenza a prescindere. da che parte sta il regista credo che sia molto chiaro, così com'è molto chiaro per chi si occupa di diritti umani che qui di cose che non vanno ce ne sono parecche. MA: limitiamoci al film nudo e crudo. Steve McQueen, del quale ho visto anche Shame, non è uno che ci va giù leggero, difatti non risparmia alcun dettaglio: benchè mi reputi sufficientemente dotata di pelo sullo stomaco, confesso che è stata piuttosto dura vedere certe cose. fin da subito veniamo trascinati all'inferno insieme ai combattenti dell'IRA incarcerati; siamo agli inizi degli anni Ottanta, nel pieno di una protesta che dura da molto e che li vede rifiutare lo stato di delinquenti comuni e pretendere quello di prigionieri politici. per questo motivo non vogliono indossare le divise del carcere e restano nudi, avvolti in una coperta, senza lavarsi, anche perchè il momento del bagno è una mattanza: i poliziotti in tenuta antisommossa accolgono i detenuti con una scarica di manganellate (in una scena praticamente uguale a quella di Diaz: si vede che le polizie di tutto il mondo studiano sugli stessi libri di testo) e lavati a forza con scopettoni. le celle hanno i muri completamente imbrattati di merda, i pitali vengono rovesciati nei corridoi... e non voglio nemmeno cercare di capire che cosa fosse certa poltiglia che veniva inquadrata alcune volte. a un certo punto Bobby Sands  (interpretato dall'ottimo Michael Fassbender) decide di intraprendere uno sciopero della fame; quello precedente è fallito, lui vuole farne uno a oltranza in staffetta con altri prigionieri. all'orrore precedente, segue un lungo dialogo con il prete del carcere, ripreso con un'inquadratura fissa. e poi, il martirio, perchè altro non è. Bobby Sands non cede e muore dopo 66 mesi di inedia, seguito da altre 9 persone. ripeto: non voglio entrare in un discorso politico, ma credo che una determinazione così forte sia ammirevole di per sè. non so quanti di noi avrebbero il coraggio di arrivare a morire, e morire così, per ciò che ritengono giusto.

lunedì 7 maggio 2012

la foto della settimana: tutti giù per terra!


sabato scorso hanno replicato in piazza, in forma ridotta, lo spettacolo di cui vi avevo parlato qui. pubblico ammutolito e commosso. a seguire, corteo fino alla Casa del Teatro, dove chi è rimasto ha cenato, gli altri sono tornati più tardi per un concerto davvero splendido, quello tenuto dall'Orchestra di Porta Palazzo. per chi non la conosce, si tratta di un collettivo di musicisti quasi tutti di origine straniera che esegue un repertorio di musiche etniche. l'esecuzione impeccabile unita alla bellezza dei brani proposti ha fatto sì che la serata sia stata riuscitissima, e molte persone si sono pure lanciate nelle danze. io ho incontrato amici e visi noti (anche perchè  le persone che girano intorno a questo genere di manifestazioni sono sempre più o meno le stesse), ma soprattutto ho avuto il piacere di una chiacchierata con Afam, un ragazzo nigeriano che era emigrato e lavorava in Libia, ma che venne cacciato insieme a tutti gli altri dal regime di Gheddafi e ora si ritrova in Italia senza volerlo, in una sorta di limbo giuridico e sociale.

domenica 6 maggio 2012

saggezza orientale


C'è una porta da cui può entrare la buona o la cattiva fortuna, ma di quella porta sei tu che tieni le chiavi in mano.

non so se condivido... ma il proverbio mi piace e per questo l'ho messo!

sabato 5 maggio 2012

l'oroscopo


oroscopo per lo Scorpione dal 4 al 10 maggio:


Il Weekly World News, che è la mia fonte preferita di notizie fasulle, pubblica una scoperta importantissima per il mondo dell’arte: un archeologo ha ritrovato le braccia della famosa Venere di Milo. Giacevano abbandonate in una cantina, nella Croazia del sud. Alleluia! Da quando è stata scoperta nel 1820, la dea dell’amore e della bellezza è sempre stata incompleta. Il Louvre di Parigi, dove è esposta, le permetterà di riprendersi le sue appendici perdute e tornare integra? Adesso non preoccuparti di questo, Scorpione. Rivolgi piuttosto la tua attenzione a una questione più urgente: la possibilità che presto ti succeda una cosa simile. Potresti ritrovare una parte mancante di te.


caro Rob,
per il momento mi è solo successo che ho perso il mio adorato portachiavi di Ichigo. se scopro che è colpa tua perchè hai gufato, vengo lì e ti picchio.

venerdì 4 maggio 2012

aliena


son soddisfazioni, non c'è che dire. il senso di estraneità che provo leggendo su altri blog delle esperienze  e delle priorità di certe persone rimane intatto. parlo di gente della mia generazione, con vissuti simili, e che quindi non dovrebbero discostarsi così tanto da me. o io da loro. sta di fatto che, mentre leggo, non posso fare a meno di sentirmi una marziana. che poi la sensazione di essere aliena che tanto spesso mi coglie a volte è un peso, altre un paio di ali che mi fa sentire molto più leggera e più viva proprio perchè distaccata da quelli che per altri paiono caposaldi. in questa fase sono stanca di dare spiegazioni; sarà che in passato farlo non è che sia servito a molto. credevo di potermi spiegare, invece la gente annuiva solo di default. e quindi, pace e a ciascuno il suo. la mia strada al momento è molto piacevole da percorrere e, paradossalmente, lo è perchè è solitaria. non doversi sforzare di piacere o di essere accettata e compresa è una grandissima liberazione. quando ascoltai il canto delle sirene molti mesi fa, credetti di aver bisogno anch'io di quelle cose e di altre, ma l'aver imparato a farne senza in realtà è stata la mia fortuna. mi basto, il che non è da tutti. e se questo post ha un suono vagamente autocompiaciuto che normalmente non assumo, ebbene sì, a questo giro voglio crogiolarmi nell'autocompiacimento. qua nella mia grotta mi diverto, faccio quello che mi pare, cullo i miei vizi e li proteggo; uscire non ha più tanta importanza, tanto più che aborro gli sforzi inutili. è evidente che sono portatrice sana di un difetto di fabbricazione, ma chi se ne frega. c'è un proverbio che dice: chi non ti vuole, non ti merita. a me dei meriti non importa nulla, e me ne importa ancora di meno di chi non mi vuole.

giovedì 3 maggio 2012

tragicomicostoricopastorale


nella vita succedono cose che uno mai e poi mai avrebbe messo in conto. ieri sera, per esempio, è capitato che Guchi salisse sul palcoscenico a recitare l'Amleto. OK, detta così sembra una roba, ma una roba... una roba seria, insomma. e invece no. perchè la versione molto riveduta, molto corretta, ma soprattutto molto accorciata del shakespeariano dramma che ha fatto da saggio al termine del laboratorio teatrale che ho frequentato merita diverse altre definizioni. intanto noi nel giardino avevamo la statua della Venere Gravida, che non è mica da tutti, specialmente considerando che a novembre, quando il corso è cominciato, nessuna era incinta. del resto, dagli unici attori in grado di cavarsela sempre e comunque che cosa ci si può aspettare? che Guchi faccia il gatto rognoso che muore schiantato sotto il sicomoro, per esempio. e poi, diciamola tutta: quando mi sono iscritta e ho pagato in anticipo tutte le venti lezioni perchè mi conosco e volevo avere un buon motivo per arrivare in fondo, quei disgraziati della segreteria mica me l'avevano spiegato che le prime dieci erano di laboratorio e le seconde dieci per mettere in scena uno spettacolo, sennò col cavolo! insomma, come al solito il caso e la mia impulsività si sono uniti in una miscela esplosiva che ha creato una magica alchimia (!?) regalandomi un'esperienza irripetibile, sia per il piacere di lavorare con una professionista in gamba e per la fortuna di trovare un gruppo di colleghi simpatici e affiatati, sia perchè non ho la minima intenzione di ripeterla ^__^

mercoledì 2 maggio 2012

Guchipucci


non stavamo dicendo giusto poco tempo fa che sono dolcissima? ed è una vita che ci lavoro!

martedì 1 maggio 2012

dialoghi surreali


- Ho il brufolo piu grande del mondo - disse lei.
- Io invece ho una pallina di grasso sotto al pene - disse lui.
- Perchè proprio là? - chiede lei.
- Ho fame andiamo a pranzo - rispose lui.


- Come scoparsi una testarda? - chiese lui.
- I ragazzi pensano solo a quello! - esclamò lei.
- E' un inferno erotico - continuò lui.
Io non ci credo - replicò lei.
Sono geloso di te - disse ancora lui.
- L'amicizia tra maschio e femmina non esiste - sbottò lei.


- Una buona e fortunata settimana! - le augurai.
- Non capisco certe persone - rispose lei.
- Se non hai dei buoni specchi, non significa che tu non sia speciale - rincarai.
- Mi hai rinchiuso in una scatola col corpo da scorpione! - mi accusò.
- Durante la notte si addormentano le mani - mi scusai.


- Goku esiste davvero! - esclamò il bambino a destra.
- Sputa qua e là e bestemmia ogni due parole - confermò quello a sinistra.


Due ragazzi fanno i compiti.
- Lettura del cazzo... - dice uno.
- La mia amica mi vuole trombare - dice l'altro.
- Io adoro le mature!
- E' solo una casalinga stressata.
- Ho l'armadio che scoppia!
- Certe persone non si incontrano per caso... ma si incontrano per sfiga.


- Mi piace molto l'odore dei piedi.
- Meglio il pene dei nani.


- Ho lasciato stare l'amore; perchè ogni volta che lo trovavo cambiava strada - gli confessai.
- Propongo l'amputazione per i piedi che puzzano - mi rispose.


- Mamma, ho preso l'uccello! - gridò Pierino.
- Son cose da non fare al gatto - lo sgridò la mamma.


- Cerco fuoristrada in regalo - disse lui.
- Più facile trovare una ricetta commestibile di torte con pianta grassa - replicò lei.
- E degli uomini di Manfredonia nudi?
- Chiedi agli anziani davanti al pc.


Che ne pensate degli uomini in perizoma?
- Uomini nudissimi completamente nudi?
- E magari in posizione naturale per fare la cacca...
- Ma come? Senza mutande in treno?


- Vorrei fare dei tatuaggi nei piedi in ricordo di qualcuno.
- Io tra ano e vagina. E' meglio quando sono senza mutandine in discoteca.


Sento un bambino grasso che canta:
Lègami a te, vecchia bionda ottantenne!
La bellezza interna è rimasta intatta,
la torta della vecchia zia e il naso di Licia Colò,
immagini di un topo e un riccio che stanno insieme
e gatti morbidi che si abbracciano:

se questo è amore, io amo il mio amore.



- Donne, quali sono le maialate che preferite? - chiesi.
- Stare in costume da bagno in autostrada - rispose la bruna.
- Chi lavora alla Bofrost se le fa le casalinghe? - domandai ancora.
- Non hai visto il divieto di accesso ai rompipalle? - disse la bionda.


- Cosa scrivere a una donna acquario per accattivarsela? - mi chiede.
- Non giocare con i sentimenti delle persone - rispondo - tu vuoi solo notizie su come scoparsi la suocera!
Ingrata egoista!


lo so che è difficile da credere, ma non ho inventato nulla... ho solo messo articoli e congiunzioni, e giusto poche parole per rendere più coeso l'insieme!