mercoledì 29 febbraio 2012

l'odore di gorgonzola dei piedi amputati di mio zio (5)




A mezzogiorno passato, solo un decimo del giardino di Chiba-san era stato ribaltato ed esaminato senza successo. Gli scavi venivano eseguiti con cautela e accuratezza, per questo ci si impiegava tanto tempo. Già verso le undici, Haruna aveva affermato che non ce la faceva più, così Kawamura lo aveva rispedito a casa e aveva deciso di tornare in ufficio. Egli nutriva grandi aspettative per quel caso ed era certo che avrebbe scoperto in breve tempo sia l'identità del morto che quella dell'assassino, tuttavia in quel momento la sua presenza era superflua, inoltre stava aspettando un fax con un'offerta per un francobollo del Vaticano. Raccomandò ai restanti il massimo impegno e congedò anche Yamada, il quale aveva dichiarato che lo scheletro era quello di un uomo che, a giudicare da una spaccatura nel cranio, doveva essersi preso una gran bella mazzata in testa. Takayuki e Miki lavoravano con le pale, mentre Higuchi setacciava il terreno rimosso in cerca di indizi. Chiba-san, dopo essersi inutilmente raccomandata che facessero piano, non aveva resistito allo scempio delle sue amate azalee e si era ritirata in casa, appoggiandosi alla figlia come se fosse incapace di reggersi in piedi da sola. Anche il giardiniere si era congedato, commentando che avrebbe avuto il suo bel da fare a rimettere tutto a posto, mentre il giovane lungo e secco, che si era presentato come Nobuo Enomoto, aveva farfugliato di essere in ritardo con il suo piano di studi e si era eclissato.
Mannaggia, che diavolo è questo casino?”
La voce inconfondibile di Shiori ebbe l'effetto di catalizzare l'attenzione dei tre poliziotti. Mentre Takayuki sfoggiava un saluto impeccabile, Miki continuava a sorridere come un idiota e Higuchi non riusciva a staccare gli occhi dalla sua scollatura.
“In giardino è stato rinvenuto uno scheletro”, la informò Takayuki.
“Che schifo! E dire che mi venivo sempre a stendere qui per prendere il sole!”
Immediatamente la visione di Shiori in bikini, con le morbide carni che fuoriuscivano dalla stoffa ridotta del costume, apparve davanti agli occhi di Takayuki.
“Calma”, pensò “sono pur sempre in servizio.”
Poggiò la pala a terra e si avvicinò, con aria premurosa.
“Non c'è nulla di cui preoccuparsi o avere paura.”
“E chi ha paura? É solo che mi fa senso pensare che magari mi sono stesa proprio sopra dove stava quel coso.”
“Non credo sia stato possibile, perchè era giusto sotto quel cespuglio lì.”
Indicò col capo ciò che restava dell'abelia, e intanto si sforzò di trovare un qualunque argomento che prolungasse la conversazione.
“Non è che sarebbe così gentile da portarci qualcosa da bere? È tutta la mattina che lavoriamo sotto questo sole.”
“Ma certo!”, acconsentì lei “Devo avere giusto qualche birra in fresco.”
“Veramente...” , balbettò Higuchi, sempre fissandole le tette “Siamo in servizio, non so se...”
“Oggi avrebbe dovuto essere il mio giorno libero”, intervenne Miki “Direi che una birra io me la merito eccome!”
“E birra sia!” concluse Takayuki.

Con la polvere che gli era entrata in ogni orifizio e la schiena dolorante, Takayuki decise che si meritava una sosta ai bagni pubblici. Mentre si beava nel calduccio della vasca grande, ripensava al pomeriggio. Shiori aveva rifornito di birra tutti quanti, compreso Enomoto che era riapparso d'incanto, chiaramente dimentico del suo piano di studi. Quella piacevole sosta era durata poco, perchè la giovane aveva affermato di avere della cose da fare ed era rientrata in casa, privando gli uomini della vista delle sue grazie. Sospirando, si erano rimessi a scavare. Il lavoro non aveva portato a nulla e per giunta non era nemmeno stato completato. Kawamura, messo al corrente, aveva decretato che il giardino andava presidiato per la notte, per evitare che l'assassino venisse a cercare i piedi. Tuttavia, i tre che avevano faticato fino ad allora meritavano di riposare e Haruna aveva spedito in ufficio un certificato medico nel quale si affermava che gli sforzi della mattina lo avevano nuovamente costretto a letto, perciò non rimaneva che lui. Benchè fosse il capo, dichiarò, si sarebbe sacrificato volentieri per la causa. Così, congedati i suoi uomini, Kawamura si era apprestato a passare la notte nel giardino di Chiba-san, sulla sdraio di plastica gialla che usava quando andava a pescare e che si era portato appresso.
All'ingresso di casa, Takayuki trovò Tochihara-san ad accoglierlo, con in mano un piccolo vassoio con una coppa di sake. Il sorriso che aveva dipinto addosso risultò inquietante, visto che passava tutto il suo tempo imbronciata.
“Che le abbia dato di volta il cervello?”, si chiese Takayuki “Forse mi sta scambiando per il suo defunto marito.”
“Honda-san”, stava intanto dicendo lei “Prego, si accomodi, sarà stanchissimo. Le ho preparato la cena. Spero che la gradirà.”
“Sì, decisamente ha avuto un attacco di demenza fulminante”, concluse lui.
Seguì comunque la vecchia e si accomodò al kotatsu; davanti a lui, una distesa di piatti e ciotole con dentro ogni ben di Dio. Da bravo scapolo, Takayuki sopravviveva a cibi precotti; finchè aveva abitato a Tokyo, aveva potuto contare sulla ristorazione dei locali di proprietà di Morimoto, ma lì, anche per colpa dello scarso stipendio, si doveva accontentare di ramen istantaneo e del bento a prezzo scontato del kombini all'angolo. Davanti a quel banchetto perciò non si fece pregare e spazzolò tutto, con l'accompagnamento di abbondante sake. Alla fine si ritrovò con la pancia che gli scoppiava e la testa leggera.
“Penso proprio che andrò a dormire ora, Tochihara-san. Grazie, era tutto buonissimo.”
“Non c'è di che, Honda-san. So che oggi è stata una dura giornata per lei, con tutto quello scavare. Mi raccomando, continui a fare del suo meglio. Spero che mi terrà informata della situazione quando verrà a cena anche domani sera.”
“Ecco perchè è così gentile”, pensò Takayuki “Vuole ficcanasare nelle indagini. Me l'immagino mentre fa la gradassa con le altre vecchie, vantandosi di avere notizie di prima mano grazie al poliziotto che abita da lei. Dannata obaa-san! Vorrà dire che approfitterò della situazione, almeno è un'ottima cuoca, anche se nessuno sa fare il caffè meglio di Shiori.”



o-o-o-o-o-o-o-o-o-o-o-o

glossario giapponese



bento = pranzo confezionato da consumare freddo


kombini = minimarket, generalmente aperto 24 ore su 24


kotatsu = tavolino tradizionale basso e quadrato, con un'ampia coperta sotto il piano d'appoggio e una fonte di calore sotto; i giapponesi siedono a terra infilando le gambe sotto, così rimangono al caldo



obaa-san = nonna


ramen = tagliolini in brodo che possono essere accompagnati da verdure, carne, pesce, ecc.


sake = significa bevanda alcolica in generale, ma di solito si usa per  indicare il vino di riso


san = suffisso che si mette dopo i nomi propri di persona e corrisponde al nostro "signor/signora"



martedì 28 febbraio 2012

questo è un Uomo


la settimana scorsa ho partecipato a due seratine leggere leggere. glisserò sul primo incontro del seminario sulla pena di morte poichè so che è un interesse di nicchia, invece vorrei spendere due parole su lunedì scorso, quando ho visto alcuni documentari che parlavano di immigrati, seguiti da un interessante dibattito col giovane regista per caso Dagmawi Yimer, allievo di Andrea Segre (quello di Io sono Li). il documentario che Dadmawi ha contribuito a realizzare s'intitola Benvenuti in Italia e si compone di cinque episodi girati da altrettanti stranieri residenti nel nostro paese; lui è il solo che del cinema ha deciso di fare il suo mestiere, gli altri si sono trovati con una telecamera in mano per la prima volta o quasi. ho detto ancora di come sia importante umanizzare queste persone e di come quindi trovi necessario questo genere di film/documentari. ciò che ha reso preziosa la serata è stata l'opportunità di sentire il loro punto di vista; l'intervento di Dadmawi è stato molto utile in questo senso. il suo episodio presentava Mohamed Ba (quello che vedete nella foto e nel trailer); senegalese, classe 1963, vive a Milano e fa il mediatore culturale. mi ha colpito la sua assoluta padronanza della nostra lingua, la quasi totale assenza di inflessioni e accenti strani, l'uso di termini che l'italiota medio ormai non utilizza più, ma soprattutto mi ha colpito la saggezza delle cose che ha detto. insomma, dopo cinque minuti ho pensato: vado a Milano e me lo sposo! solo che poi è saltato fuori che è già sposato. e anch'io, se è per questo. Mohamed Ba ha rischiato di morire; nel 2009, mentre stava aspettando l'autobus, un uomo col cranio rasato gli ha piantato due coltellate nell'addome, una a due centimetri dal cuore. i presenti sono fuggiti, nessuno lo ha aiutato o ha almeno chiamato un'ambulanza, lui ha sanguinato da solo per un'ora. durante le due settimane di degenza in ospedale, non si è visto nè un poliziotto nè un carabiniere. e questa è la bella civiltà del nostro paese.

lunedì 27 febbraio 2012

la foto della settimana: autoritratto


 se son venuta bene! decisamente una delle mie foto più somiglianti :P


che poi a cercare, la mia faccia su questo blog si è vista ancora. purtroppo non sono fotogenica e non ho nemmeno qualcuno che mi fotografi, quindi in genere ricorro all'autoscatto con risultati devastanti, e meno male che hanno inventato le macchine fotografiche digitali, visto che prima di trovare un'espressione che mi piace, di foto ne devo scattare almeno 42. ho letto da qualche parte, ma non so se è vero o se è la solita bufala, che il motivo per cui molte persone non si piacciono in foto è perchè il nostro viso non è perfettamente simmetrico, come del resto le altre parti doppie del nostro corpo non sono mai perfettamente uguali, però noi siamo abituati a vederci allo specchio, dunque a vedere un'immagine ribaltata, e invece nelle foto ci vediamo come ci vedono gli altri. la notizia non mi ha per nulla confortato, visto che in foto mi vedo dieci volte più brutta che allo specchio, e sapere che invece la vera faccia che vedono gli altri è quella, bè, è deprimente a dir poco.

domenica 26 febbraio 2012

saggezza orientale


La conoscenza senza la saggezza è un carico di libri sul dorso di un asino.

sabato 25 febbraio 2012

l'oroscopo


oroscopo per lo Scorpione dal 26 febbraio al 1° marzo:

“Caro Rob, da mesi faccio un sogno in cui ho come animale domestico un serpente. L’unica gabbia che possiedo, però, non va bene. Ha le sbarre troppo distanti tra loro e il serpente continua a strisciare fuori. Nel sogno cerco disperatamente di farlo rimanere nella sua gabbia e sono esausto perché è un’impresa impossibile. L’altra mattina, dopo aver fatto quel sogno per la milionesima volta, mi sono chiesto cosa poteva succedere di tanto terribile se lo lasciavo uscire. Così mi sono scritto da solo questa autorizzazione: ‘È consentito e perfettamente accettabile lasciare che il serpente dei sogni circoli liberamente per casa’”. – Scorpione Devoto.
Caro Devoto, hai fornito a tutti i tuoi compagni Scorpioni una storia molto istruttiva e utile per le prossime settimane. Grazie!

caro Rob,
al momento mi viene in mente un solo tipo di serpente che vorrebbe andarsene in giro fuori dalla gabbia, però rimango dell'idea che è molto meglio se rimane dentro, ben chiuso. ogni volta che l'ho lasciato uscire ho finito per star male, per questo ora è di nuovo rinchiuso. credo che tutta la fatica di tenerlo dentro valga decisamente la pena.

venerdì 24 febbraio 2012

tesoretti

al mercatino dell'antiquariato di domenica scorsa a Fontanellato ci avrei passato volentieri qualche ora, anche perchè c'era una bancherella con una fornitissima collezione di cartoline splendide che mi sarebbe piaciuto gustare ad una ad una, invece un po' i tipi stavano smantellando, un po' i figli mi tiravano per l'orlo della giacchetta, insomma, ho afferrato qualcosa in fretta e furia e mi è rimasta la voglia di fare di meglio. comunque sia...


questa è stata spedita dalla Svizzera nel 1927; causa ignoranza della lingua tedesca e calligrafia intricatissima, che a paragone il giapponese è uno zuccherino, non ho capito una cippa di quello che c'è scritto dietro (e nemmeno davanti, se è per questo).


questa pure è scritta in tedesco; spedita dalla Slovenia, è indirizzata a una Fraulein di Vienna. peccato che l'annullo sul francobollo sia sbavato e non si legga l'anno, ma dovrebbe essere anche questa degli anni venti/trenta.


solo in una bancherella ho trovato delle vecchie foto e ne ho prese due. questa, con la data del 1895, è diventata ora il pezzo più antico della mia collezione.


questa invece non ha nè data nè nome, solo alcuni scarabocchi incomprensibili dietro, ma poichè faceva parte della stessa esigua partita, frutto del saccheggio di uno studio fotografico di Budapest, dovrebbe essere di inizio secolo, e comunque mi piaceva e quindi l'ho presa. del resto, come si fa a resistere a dei baffi così? e vogliamo parlare degli occhialini a pince-nez?

giovedì 23 febbraio 2012

the help


ecco un film bellissimo che mi sento assolutamente di consigliarvi. certo, occorreranno un paio di fazzoletti, o anche tre per i più sensibili, ma questa è una di quelle storie che bisogna vedere. ancora una volta tratto da un libro, vanta un cast di attrici di una bravura straordinaria, e difatti ha vinto un sacco di premi ed ha ricevuto anche alcune candidature per i prossimi premi Oscar, cosa che mi getta in un grande imbarazzo poichè a questo punto non so più per chi tifare... posso solo dire che, qualunque vinca, sarà meritatissimo. la vicenda ha inizio quando Skeeter torna a casa, in Mississippi, dopo la laurea; trova lavoro presso un giornale locale come responsabile di una rubrica di consigli domestici e riprende a frequentare le vecchie amiche, tutte già sposate e con figli malgrado siano poco più che ventenni. queste ragazze fanno parte della ricca borghesia; donnine che san solo addobbarsi, giocare a bridge e ostentare la loro spocchia, tutte munite di cameriere di colore che trattano quasi sempre come pezze da piedi malgrado siano proprio loro a mandare avanti la casa e crescere i bambini. poichè anche lei di faccende domestiche non sa nulla, Skeeter chiede all'amica Elizabeth se può consultare la sua cameriera Aibileen per la sua rubrica, ma quasi subito concepisce l'ardito progetto di scrivere un libro presentando il punto di vista delle cameriere di colore.  siamo in America agli inizi degli anni sessanta e il Mississippi è il peggiore degli stati per quanto riguarda il razzismo verso i neri; il progetto della ragazza dunque è molto pericoloso sia per le persone eventualmente coinvolte, sia per sè stessa. Skeeter però non molla e, dopo Aibileen, anche Minny si convince a confidarsi con lei, scoperchiando il vaso di Pandora. è davvero interessante vedere il contrasto fra la profonda umanità delle cameriere e le grettezze delle  signore, tra le quali spicca l'odiosa Hilly. naturalmente ne succedono di cotte e di crude e non è detto che il finale sia tutto rosa e fiori, malgrado il libro sia pubblicato e abbia successo. tra tutte spicca la figura di Aibileen, una vera eroina tragica, che ha passato la vita allevando diciassette figli di bianchi e trascurando il proprio a causa del lavoro. lei però sa amare e sa essere per quei bambini una vera madre, al contrario delle donne fredde e rigide che i figli si sono limitate a partorirli, tranne riuscire a farne i propri cloni una volta che son cresciuti. e che dire di Minny? una così, se non ci fosse, bisognerebbe inventarla! insomma, questo film l'ho amato moltissimo e moltissimo mi ha emozionato.

mercoledì 22 febbraio 2012

ama il tuo cesso


parecchi di voi forse sapranno già che i giapponesi utilizzano dei gabinetti molto avanzati tecnologicamente; loro li chiamano washlet. questi washlet, che esteriormente non appaiono molto diversi dai nostri water, non fosse per l'inquietante numero di pulsanti che li affiancano, offrono una serie di servizi come il riscaldamento del sedile, il bidet incorporato (in versione ano/vagina), l'asciugatore a getto d'aria, la musica di sottofondo, il deodorante spray e l'aria condizionata. non c'è dunque di che meravigliarsi se nel paese del sol levante al gabinetto vengono dedicati non solo ricerche e simposi, ma pure musei. ancora non basta: probabilmente come retaggio dello shintoismo, la religione autoctona del Giappone che contiene forti elementi animisti, a quanto pare si crede pure che esista una divinità del gabinetto, motivo per cui è imperativo mantenere la pulizia. di recente il Japanese Toilet Institute ha lanciato una campagna che s'intitola Let's love the Toilet e che mira a insegnare l'etichetta del gabinetto (ovvero a lasciare pulito per quelli che vengono dopo) e a sensibilizzare al consumo responsabile della carta igienica. ma c'è di più: la compagnia Lixil ha realizzato un water interamente rivestito  con 72.000 cristalli di Swarovski e del valore di più di centomila dollari per riflettere il desiderio che il 2012 sia un anno brillante. non è chiaro se il water risplendente sia stato successivamente messo in vendita; di certo chiunque lo abbia acquistato, come minimo dovrà fare la cacca d'oro.


martedì 21 febbraio 2012

felicemente settantenne


sull'età, reale e percepita, ho disquisito ancora, così come sulla vita, che considero muoversi a spirale, ripresentando ciclicamente le stesse dinamiche. bene, provo molto sollievo nel dire che sono tornata alla terza età. la vecchiaia al giorno d'oggi viene vissuta in maniera dinamica; un anziano in buona salute viaggia, fa attività fisica, frequenta gli amici, coltiva i propri hobbies, insomma, può vivere pienamente e con soddisfazione. non avete dunque nessun motivo per rammaricarvi per me e per cercare di convincermi che ho solo 46 anni e che la vita è piena di opportunità e che non si sa mai quali sorprese ci attendono dietro l'angolo e blablabla. del resto se mi sento più serena quand'ho settant'anni un motivo ci sarà.

lunedì 20 febbraio 2012

la foto della settimana: nella bassa


ieri gita in provincia di Parma, che uno potrebbe dire che ma cosa diavolo ci andate a fare in gita di questi giorni che fa un freddo becco e ci sta pure la neve per terra, ma si dà il caso che fosse il compleanno del marito, il quale già due mesi fa aveva espresso il desiderio di festeggiare con un pranzo all'Ardenga di Diolo, dopodichè, visto che volevamo giustificare le due ore di viaggio con qualcosa di più consistente di un semplice seppur ottimo desinare, ci abbiamo infilato la visita di due castelli e di un piccolo museo. prima tappa la Rocca di Soragna, di proprietà dell'ultimo Principe Meli Lupi. insieme ad altri due coraggiosi turisti, veniamo condotti alla visita guidata all'interno delle sale, dove la temperatura è, se possibile, inferiore a quella esterna. lungo la galleria, un po' di calcinacci caduti ci ricordano che non molto tempo fa qua è tirato il terremoto, mentre il pensiero del fantasma di Donna Cenerina ci fa sorridere, se non altro perchè mandare la bellezza di 50 sicari per accoppare una sola moglie ci pare francamente eccessivo. lei, che della moglie in questione era la sorella, ebbe la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato e i sicari, nel dubbio, uccisero entrambe. l'uxoricida non venne mai condannato, ed è per questo che il fantasma di Donna Cenerina ha continuato a manifestarsi attraverso i secoli, per placare il proprio tormento avvisando i membri della famiglia Meli Lupi di catastrofi imminenti. finiamo la visita che per pranzo è ancora presto, ma si dà il caso che proprio di fronte al nostro ristorante ci sia il Centro del Boscaccio, un piccolo museo dedicato a Giovanni Guareschi. essendo tutti fan dei magnifici e inossidabili Peppone e Don Camillo, mica possiamo farcelo scappare! la visita è l'occasione per fare due chiacchiere con il curatore, il signor Cesare Bertozzi, che a Guareschi assomiglia straordinariamente; egli ci racconta qualche aneddoto e ci informa tristemente che pochi mesi fa il museo è stato fatto segno di un furto e così sono venuti a mancare diversi pezzi. che mondo! peccato che Don Camillo non ci sia più, o con qualche colpo di bastone ben assestato avrebbe di sicuro recuperato la refurtiva. ci rechiamo a mangiare come i porcelli che siamo, quindi proseguiamo alla volta di Fontanellato. quella che vedete nella foto è appunto la Rocca Sanvitale che vi si trova; nel fossato l'acqua è congelata e i piccioni vi passeggiano tranquillamente sopra. molto interessante anche la visita di questo luogo. in particolare ci colpiscono l'ingeniosità della camera ottica situata in una delle torri; tramite un gioco di specchi, è possibile osservare ciò che avviene nella piazza antistante la rocca con la nitidezza di uno schermo TV: sbalorditivo! ma la vera perla è il camerino affrescato dal Parmigianino che, oltre ad essere un gioiello di rara bellezza, è legato alla triste storia della morte del figlioletto di Paola Gonzaga e all'inconsolabile dolore della donna, che volle creare un ambiente dove ricordare il piccolo e meditare. tutto intorno alla rocca c'era il mercatino dell'antiquariato, dove la sottoscritta non poteva non andare a caccia di vecchie foto e cartoline... o almeno provarci, visto che la scarsa pazienza che dimostra il resto della famiglia in questi frangenti ha fatto sì che facessi pochissimi acquisti.

domenica 19 febbraio 2012

saggezza orientale


Anche un coniglio, se stuzzicato per sette giorni, morde.

sabato 18 febbraio 2012

l'oroscopo


oroscopo per lo Scorpione dal 17 al 23 febbraio:


Sarebbe un ottimo momento per trovare nuovi modelli di ruolo. A mio parere di astrologo, hai bisogno di provare più ammirazione del solito per esseri umani eccezionali. In questa fase potrebbe esserti di grande ispirazione osservare con maggiore attenzione maestri, virtuosi e professionisti di quello che ti piacerebbe fare. Anzi, la tua salute mentale e spirituale trarrebbe grande giovamento dallo studio di chiunque stia facendo quello per cui è venuto al mondo con eleganza e disinvoltura.

caro Rob,
più che ispirazione, ne trarrei depressione. infatti mi è già capitato di osservare e ammirare persone così, e non dico solo grandi maestri, ma anche persone semplici che però hanno trovato e seguito la loro strada. li ho osservati e ammirati, e dopo mi sono sentita regolarmente una merda perchè invece io non ho la minima idea di quale sia la mia strada, malgrado la mia tenera età. di conseguenza forse per la mia salute mentale è meglio che mi dedichi all'osservazione di altri sfigati come me, che così non rischio nemmeno l'invidia.

venerdì 17 febbraio 2012

io sono Li


a causa della neve succede anche che si allaghi il secondo piano del cinema, e mentre arrivo dal fondo del vicolo vedo un manipolo di persone che ne esce e si incammina di buon passo verso l'altra sala, a soli cinque minuti e di proprietà delle stesse persone; a seguire il proiezionista con due pizze di pellicola in mano. è una bella fortuna che i due cinema rimasti in centro siano vicini e sotto la stessa gestione, diversamente ci avrebbero detto tornate a casa e buonanotte, e sarebbe stato un gran peccato perchè per questo film è valsa la pena la mezz'ora e passa di ritardo con cui è iniziato, e c'erano pure regista e sceneggiatore a presentarlo. Io sono Li è un genere di film di cui ci sarebbe un gran bisogno; delicato, profondo, intelligente, anche romantico se vogliamo. è la storia della cinese Shun Li, che viene spedita a Chioggia a gestire un bar; inizialmente accolta con un misto di curiosità e bonarietà dagli habitué del locale,  fa amicizia con il vecchio pescatore Bepi, anche lui di origine straniera ma naturalizzato italiano. è l'incontro di due solitudini che si riconoscono, di due anime che si confortano a vicenda malgrado l'apparente e inconciliabile diversità. purtroppo però il loro avvicinarsi è visto con sospetto e ostilità sia dalla comunità cinese che da quella italiana. i cinesi minacciano Lin di azzerarle il debito (per il viaggio e il permesso di soggiorno) allontanando così il momento in cui potrà far venire a stare con lei il figlioletto; gli amici di Bepi si convincono che lei lo vuole sposare e portargli via i soldi, e comunque non gradiscono che uno di loro si mischi con una straniera. alla fine i due devono separarsi. le tre tizie sedute davanti a me borbottavano che la storia pareva una favola; sì, ma una favola triste e molto realistica. immagino che di favolistico ci trovassero il fatto che l'aliena venisse compresa e addirittura amata da uno di noi. eppure uno dei grandi meriti di questo film è proprio quello di mostrarci dell'altro tutto ciò che ha in comune con noi; un lavoro di umanizzazione laddove certi politici e, di riflesso, certa società non fanno altro che disumanizzare gli immigrati, trasformandoli in nemici che vengono qua solo per rubarci il lavoro, spacciare droga e/o vivere alle nostre spalle. comunque, al di là del messaggio, il film  è molto bello; ottimi gli interpreti principali (la cinese Zhao Tao e il croato Rade Sherbedgia, entrambi attori di fama mondiale), ottima la regia del giovane Andrea Segre e meravigliose le inquadrature della laguna.


giovedì 16 febbraio 2012

mestieri inutili: il proposal planner


un'idea così non poteva venire che agli americani. pare che al giorno d'oggi non si possa muovere dito senza avere un consulente, e così anche proporre il matrimonio alla fidanzata è diventato materia di organizzazione e pianificazione. del resto, come biasimare chi ha avuto l'idea di colmare questa nicchia di mercato? il mondo è pieno di idioti con le tasche piene di soldi e chi li sa spremere ha tutta la mia ammirazione. così da ora in poi chi se lo può permettere non dovrà più sudare sette camicie al pensiero di fare la domanda fatidica alla morosa, gli basterà chiamare un proposal planner che si occuperà di arredare ad hoc i locali,  affittare gondole o mongolfiere, cercare i violinisti e chiamare pure i fotografi per immortalare il momento. sinceramente mi sfugge il motivo di tutto questo impegno. le donne hanno comunque l'ultima parole e, credete a me, se una non vi vuole sposare, non c'è proposal planner che tenga. piuttosto, perchè non ci si preoccupa di lanciare sul mercato altri mestieri che sarebbero molto più utili all'umanità? per esempio:
  • l'appaiatore di calzini: indispensabile per tutti quelli che la mattina si svegliano rincoglioniti e incapaci di distinguere un calzino dall'altro, rischiando così di farsi deridere dai colleghi di lavoro perchè ne indossano di spaiati
  • lo schiaccia-interruttori: utilissimo quando si gira per casa con entrambe le mani impegnate e non si riesce a raggiungere gli interruttori della luce
  • lo strizzatore di tubetti di dentifricio quasi finiti per possessori di spazzolini elettrici: avete presente quando il tubetto è alla fine e occorre stringerlo con entrambe le mani per poter spremere fuori l'ultimo dentifricio? se uno ha uno spazzolino tradizionale, ce la può fare da solo appoggiando lo spazzolino alla mensola del bagno, ma lo spazzolino elettrico ha forma cilindrica e quindi, se lo si poggia, ruzzola sempre, così che è impossibile depositarci sopra il dentifricio a meno che non lo si regga nella posizione giusta. è qui che la funzione dello strizzatore diventa fondamentale. anzi, se qualcuno di voi si offre, sono disposta ad assumerlo!

mercoledì 15 febbraio 2012

l'odore di gorgonzola dei piedi amputati di mio zio (4)




Passò una settimana di nulla quasi assoluto. Tochihara-san sequestrò altre due bottiglie di whisky, Kawamura spese qualche centinaia di migliaia di yen per una serie di francobolli commemorativi del 1934 e la grassa Chiba non ricomparve. Takayuki iniziò ad arrovellarsi su una scusa da trovare per ripresentarsi da Shiori senza farla insospettire; aveva deciso di fingersi distaccato e di non mostrare l'interesse che aveva per lei, tuttavia più il tempo passava senza un motivo per rivederla, più la sua irrequietezza cresceva. Aveva finito per passare la sera del suo giorno libero in una soapland della città vicina, anche se ciò aveva significato dare fondo agli ultimi risparmi, e mentre rientrava in treno, seduto accanto ad un uomo d'affari di mezza età che puzzava di sudore e di stress, si sentì più miserevole che mai. Il mattino seguente fu svegliato dal suono del cellulare; l'udiva, ma non ricordava dove avesse gettato il dannato aggeggio quand'era rientrato. Mentre era intento a frugare in giro, il suono cessò e dopo due minuti, puntuale come la morte, Tochihara-san fece la sua apparizione. Questa volta Takayuki si assicurò di avere coperte le parti intime.
“Honda-san, telefono! Deve recarsi immediatamente in ufficio, e veda di cominciare a rispondere al cellulare, che non sono la sua segretaria io!”
“Ci mancherebbe giusto quello”, pensò Takayuki.
Non ci fu nemmeno bisogno di entrare nell'edificio per capire che doveva essere successo qualcosa di eccezionalmente grave. Davanti alla porta stazionava Kawamura, con le braccia incrociate e un'espressione serissima, e accanto a lui attendevano i suoi colleghi, Haruna, Higuchi e Miki. Di fatto l'intero corpo di polizia di Oshino era riunito. Kawamura gli si fece incontro.
“Honda-kun, è tuo preciso dovere rispondere alle chiamate.”
“Lo so. Mi scusi. Non riuscivo a...”
“ Non c'è tempo da perdere!” lo interruppe il capo “E' stato appena trovato un cadavere.”
Fece dietrofront e salì sull'auto di ordinanza insieme a Miki; Higuchi e Haruna si guardarono negli occhi poi, come se si fossero letti nel pensiero, inforcarono le rispettive biciclette. Takayuki rimase immobile.
“Che cosa diavolo stai aspettando?” sbraitò Kawamura.
“Veramente io sarei a piedi.”
“E allora sali dietro, maledizione!”
Kawamura era un tipo flemmatico ed era la prima volta che Takayuki lo vedeva in quello stato. Del resto, concluse, probabilmente quello era il primo omidicio che si trovava ad affrontare. Un momento... perchè era corso subito a quella conclusione? Dopotutto si era parlato di un cadavere, non di un omicidio. Per quello che ne sapeva, poteva anche trattarsi di un incidente. Sì, però, se fosse stato un incidente, a che pro mobilitare tutti gli agenti, compreso Miki che aveva il giorno libero e Haruna che non aveva ancora concluso il suo congedo per malattia? Provò a immaginare chi potesse essere stato ucciso. Forse Kaname-san? Egli era probabilmente l'uomo più odiato di Oshino a causa del suo cane, Maron, un vecchio bastardo incontinente dal carattere tignoso quanto quello del padrone. Takayuki stesso aveva già raccolto diverse lamentele di persone che si trovavano l'uscio di casa annaffiato dalla bestia, ma Kaname-san si ostinava a ribattere a tutti con la stessa risposta: “Quando scappa, scappa.” Maron invece ringhiava e mostrava i denti con aria tanto minacciosa che in parecchi ne avevano chiesto il confino presso il canile distrettuale, e a quel punto anche Kaname-san si metteva a ringhiare e il tutto finiva a male parole. Vista l'età avanzata dei due, era chiaro che prima o poi sarebbe stata la natura a risolvere il problema, ma nel frattempo il malumore cresceva.
Erano intanto giunti davanti a una proprietà che a Takayuki era famigliare. Ma certo! Si trattava della pensione di Chiba-san, e lei stessa se ne stava sul cancello ad attenderli, torcendo le mani grassocce e portandosi spesso un fazzoletto alla bocca. Come avvistò l'auto, vi si precipitò incontro con tutta la velocità che le consentivano i coscioni.
“Presto, presto”, ripeteva “Venite subito!”
Takayuki si guardò rapidamente intorno nella speranza di scorgere Shiori. Vide invece una bambina di circa undici anni, tonda come Chiba e che doveva per forza essere sua figlia, un giovane secco come un'acciuga e con i capelli dritti in testa, e un anziano con una tuta sporca di terra e una pala in mano. Seguirono Chiba sul retro e, tra un farneticamento e l'altro, appresero che il vecchio era un giardiniere incaricato di rimettere a posto il giardino, e che mentre scavava per rimuovere un cespuglio, dalla terra aveva visto affiorare delle ossa inconfondibilmente umane. Era stato dato subito l'allarme. Chiba-san sudava e sbuffava mentre indicava col braccio tremante il biancore di un teschio che spuntava fra le radici dell'abelia.
Circa un'ora e mezza dopo, un intero scheletro era stato portato alla luce. Intero, a dire la verità, non era l'espressione giusta. Apparve infatti evidente a tutti che i piedi erano stati amputati. Kawamura rifletteva perplesso su quella stranezza mentre il medico legale, Yamada, faceva notare che forse i piedi erano stati seppelliti da qualche altra parte del giardino, facendo balenare la prospettiva di estendere gli scavi. Chiba impallidì; quel trambusto l'aveva fatta agitare parecchio e la prospettiva di vedersi devastata tutta la proprietà non faceva che peggiorare le cose. Haruna, che non si era ancora ripreso dalla sciatalgia che lo aveva costretto a letto per una settimana, fece un'espressione infelice, mentre Higuchi si osservava sconsolato il palmo delle mani dove si era appena formata una vescica, e Miki sbuffava. L'unico a gioire in cuor suo per la situazione era Takayuki; più tempo passava lì, più occasioni avrebbe avuto di incontrare Shiori.



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glossario giapponese


kun = suffisso che si mette dopo i nomi propri di persona e che si usa tra colleghi/pari grado oppure quando un superiore si rivolge a un subordinato; mai il contrario!


san = suffisso che si mette dopo i nomi propri di persona e corrisponde al nostro "signor/signora"


soapland = di fatto, bordello, anche se non tutte le donne che ci lavorano si prostituiscono; la prostituzione in Giappone è vietata, quindi questi luoghi ufficialmente sono dei club dove gli uomini vanno a farsi lavare dalle donne. esistono anche alcuni soapland dove sono gli uomini a lavare le donne. fino a qualche anno fa si chiamavano bagni turchi, ma il nome venne cambiato in seguito alle proteste dell'Ambasciata Turca.


yen = valuta corrente

martedì 14 febbraio 2012

lunedì 13 febbraio 2012

la foto della settimana: replay


confesso che alla fine ci ho preso gusto a zampettare fra la neve, complice il fatto di non avere impegni particolari che mi costringono alla fretta. me ne esco di casa serenamente imbottita e rigorosamente senza ombrello anche nella tormenta, che tanto ho il berretto impermeabile, sbrigo le commissioni e fotografo. e zampetto. questa che vedete nella foto è la strada dove abito, così come appariva sabato mattina alle dieci; ha poi continuato a nevicare quasi tutto il giorno e ieri ha ripreso. il sindaco ha deciso che non valeva la pena di mettersi a fare le pulizie durante la nevicata, tanto si sarebbe presto imbiancato di nuovo tutto, e così solo le strade principali hanno visto l'apparizione degli spazzaneve. la cosa che più colpisce è appunto l'assenza di traffico (solo pochi fighettini col SUV erano in giro) e il silenzio; quando sono uscita quella mattina lì, l'unico rumore che si sentiva era il fruscio delle pale della gente che si apriva un varco nel giardino di casa. tornando indietro ho deciso di darmi all'avventura e sono passata dalla pista ciclabile, rigorosamente intonsa da giorni, che tanto se anche mi bagnavo non era grave, perchè sarei arrivata presto a casa a cambiarmi e a scaldarmi, e così mi sono ritrovata ad avanzare con la neve che mi arrivava quasi al ginocchio e a ridere come una cretina. che in fondo a farmi divertire ci vuole veramente poco.

domenica 12 febbraio 2012

saggezza orientale


Trattenersi non vuol dire rinunciare, ma esaltare la dote della pazienza.

sabato 11 febbraio 2012

l'oroscopo


oroscopo per lo Scorpione dal 10 al 17 febbraio:

Dopo aver analizzato i dati astrali, mi sono convinto che potrebbe veramente giovarti essere meno sobrio, solenne e serio nei tuoi legami amorosi. Per questo ho deciso di raccogliere alcune frasi che potresti usare per rendere meno rigido il tuo rapporto con l’intimità. Prendi in considerazione l’idea di dirle a chiunque vorresti sentire più vicino. 1. Lasciamoci ossessionare dalla nostra vita in un’atmosfera rilassante. 2. Saremo amici per sempre perché tu sai già troppo di me. 3. Scusami se quando ero ubriaco ti ho telefonato senza rendermi conto che eri già a letto con me. 4. Voglio fare tante cose noiose con te.

caro Rob,

intanto bisognerebbe averceli i legami amorosi, non credi? 
che cosa dici? che sono sposata? appunto.



venerdì 10 febbraio 2012

mancanza di affinità


l'altro giorno stavo pensando (perchè delle volte perfino io penso, incredibile ma vero) che un errore che commetto di frequente è di attribuire agli altri pensieri e sentimenti che sono solo miei. mi succede soprattutto con le persone con le quali ho qualche affinità e in fondo il problema sta proprio lì: visto che con una data persona ho dei punti in comune, tendo ad attribuirgliene altri. il disastro sta sempre dietro l'angolo. basta che si finisca a parlare dell'argomento giusto, ed ecco che il mio castello di illazioni crolla miseramente, rilevandomi un volto che non conoscevo e che non mi aspettavo. poichè faccio tutto da sola, è logico che ai diretti interessati non rivelo niente, tengo per me la delusione, che è delusione per la scoperta di un'assenza e non certo per la persona che l'ha causata. se c'è qualcuno con cui prendersela, quel qualcuno sono solo io. trovo comunque triste questa cosa, perchè m'illudo di aver trovato un'anima gemella e invece me la sono solo sognata. ancor peggio va quando in qualche maniera l'altra persona capisce quello che io avevo pensato e magari reagisce irridendomi e attaccandomi proprio sul punto debole. pazienza, in fondo me la sono andata a cercare. anni fa reagivo richiudendomi a riccio verso il mondo intero, ora mi limito a collocare quel rapporto che credevo speciale nel posto che è più adatto, quello delle frequentazioni piacevoli ma che non possono spingersi troppo in profondità, perchè farlo equivarrebbe a toccare corde dolorose. per fortuna ci sono anche casi in cui approfondire la conoscenza significa scoprire ulteriori affinità e sarebbe stupido privarsi anche di queste amicizie a causa una reazione eccessiva.

giovedì 9 febbraio 2012

esibizionisti


mi fa un po' ridere vedere due di questi che se ne stanno a torso nudo sul ghiacciaio... per la serie uomini veri!!


sempre per la serie uomini veri, esaltazione del fante con tanto di motto riportato a tergo: fortior ex adversis resurgo.




questa richiede l'ingrandimento (basta cliccarci sopra e dovreste vederla più grande). allora: vedete l'uomo con il costume rosso al centro? il costume è stato evidentemente aggiunto in un secondo tempo, sovrapponendolo a chissà che cosa... che avesse il tanga? e invece, l'uomo di fronte con il costume bianco: non c'è forse una forma sospetta sotto quel costume, o è solo un'ombra? mi sono chiesta se il costume rosso in post-produzione non dovessero metterlo a lui.


questa qua invece è una cartolina spedita dagli Stati Uniti nel 1972 che magnifica le rolling chairs, ovvero questa sorta di pedalò che sembra un incrocio fra una navicella aliena e un'autoradio. dice la didascalia: riding in a comfortable rolling chair away from the noises of the city is one of the countless joys that Atlantic City offers to its visitors. bè, se finisce il petrolio, sarà il caso di tirarle fuori dal deposito rottami e ricominciare a usarle...

mercoledì 8 febbraio 2012

Guchipucci


il potere logora chi non ce l'ha

se me la ricordo quella sedia di plastica! la usava mio padre per fare la pennichella dopo pranzo e per vedere la TV la sera. in estate, per godersi il fresco, la metteva sulla terrazza che stava davanti alla cucina; la cucina aveva una grande portafinestra, così poteva comunque vedere la TV da lì fuori. quando fui un po' più grandicella, uno dei miei sport preferiti era andare al piano di sopra, dove c'era un'altra terrazza, e versare acqua su mio padre che, manco a dirlo, s'incazzava.

martedì 7 febbraio 2012

Hugo Cabret vs Polisse


sì, sì, lo so che cosa penseranno quelli di voi che hanno visto entrambi questi film: che paragonarli è un gesto assurdo e degno della matta che sono. infatti lungi da me l'idea di fare ciò, mi è solo capitato di vederli uno via l'altro e quindi parlarne in tandem mi viene naturale. a parte l'ambientazione parigina, un oceano li separa. da un lato abbiamo una patinata favola in perfetto stile hollywoodiano (definizione che comprende sia pregi che difetti), dall'altro una pellicola sporca ed estremamente realistica . Hugo Cabret è tratto da un libro (che ancora una volta non ho letto) e narra delle gesta di un ragazzino rimasto orfano che sopravvive rubacchiando brioches alla stazione centrale e cerca di riparare un automa, che si scoprirà essere opera del proprietario del negozio di giocattoli, ex-regista geniale. impeccabile realizzazione sotto tutti i punti di vista (la scena che mi è piaciuta di più è quella del deragliamento del treno, e il ragazzino Asa Butterfield è da applauso, non sfigurando affatto accanto a un drago come Ben Kingsley), spettacolo indubbiamente godibile (del quale ho gradito moltissimo la ricostruzione degli albori del cinema), però... però lo so che ora dico una bestemmia, ma il tutto non mi ha emozionato più di tanto. immagino che sia un problema mio, poichè in questo periodo sono orientata verso l'imperfezione, il caos e la carnalità. proprio per questo, Polisse mi è piaciuto assai. i bambini che lo popolano hanno un altro genere di problema rispetto ad Hugo, o meglio, hanno svariati problemi che si possono riassumere con una sola parola: abuso. ci sono vittime di percosse e molestie sessuali, ma vittime sono anche le ragazzine quattordicenni convinte che fare pompini per riavere il telefonino sia la cosa più normale del mondo. i poliziotti che si devono occupare di questi casi sono spesso altrettanto fragili e confusi, ed è proprio questo il merito del film, ovvero quello di mostrare l'umanità in tutte le sue sfaccettature, dalle più squallide alle più elevate. non una visione all'acqua di rose, ma di sicuro una storia che merita. a parte che non ho capito che cosa diavolo c'azzecca in tutto ciò Riccardo Scamarcio. 


lunedì 6 febbraio 2012

la foto della settimana: banalmente bianco

venerdì 3 febbraio 


domenica 5 febbraio


inutile dire che la settimana scorsa a Roma non ci sono stata; non fosse bastato il terribile raffreddore che mi è venuto, ci si è messa di mezzo pure la nevicata del secolo con i conseguenti disagi per il traffico ferroviario. vi risparmierò le lamentele, visto che sono giorni che si lamentano tutti e che a me in definitiva non è successo nulla di grave. in realtà a me la neve è sempre piaciuta; diciamo che ha cominciato a piacermi di meno quando uscire di casa è diventato un obbligo e non un optional, però, dal momento che non posso nemmeno restare perennemente tappata dentro, ho preso la cosa con tutta la filosofia di cui sono capace. fortunatamente, per amore e per forza, ho abolito da parecchio la parola fretta dal mio vocabolario, perciò mi sono goduta le lunghe camminate, volutamente lente per non rischiare scivolate e rotture di femori vari, poi ho sempre portato con me la macchina fotografica, così da dare una doppia valenza alle commissioni da eseguire. l'auto è in garage e lì intendo lasciarla, non essendo provvista di catene e gomme termiche, e non essendo io molto versata nei testa-coda. mi sa che ci resterà ancora per tutta questa settimana, visto che è prevista neve anche nei prossimi giorni e ghiaccio negli intervalli; e meno male che un mese fa mi preoccupavo che l'inverno fosse troppo mite...

domenica 5 febbraio 2012

saggezza orientale


In viaggio si cerca compagnia e nella vita simpatia.

sabato 4 febbraio 2012

l'oroscopo


oroscopo per lo Scorpione dal 3 al 9 febbraio:
Sei pronto a giocare seriamente con quel rebus avvolto di mistero all’interno di un enigma? Aspetti con ansia il violento piacere che proverai quando ti ci butterai a capofitto e cercherai di decifrare il suo intrigante significato? Spero proprio di sì, Scorpione. Mi auguro che tu non veda l’ora di trovare la risposta a quel quesito apparentemente irrisolvibile. Cerca di essere coraggioso e avventuroso, amico mio, e preparati allo sballo totale.

caro Rob,
l'enigmista già non fa per me quando sono nel pieno possesso delle mie facoltà mentali, figuriamoci in questi giorni che ho la mente ottenebrata dal raffreddore. anzi, scusami, ma ora torno a starnutire.

venerdì 3 febbraio 2012

ricerche inutili n.4: perchè la gente si bacia?


c'è chi non ci dorme la notte rimuginando senza sosta su certi interrogativi angoscianti. fior fiore di scienziati si sono dannati l'anima esaminando il fenomeno sotto tutti i punti di vista: l'antropologia, la biologia, l'etologia, ma niente: il motivo per cui la gente si bacia resta avvolto nel più fitto mistero. si è perciò deciso di volgere altrove gli sforzi della comunità scientifica per sviscerare un altro argomento di quelli che tormentano da sempre la mente degli esseri umani, indagando quindi il motivo per cui la gente fa sesso.

se volete farvi passare la voglia di andare in giro a baciare il vostro prossimo, potete leggere questo articolo.

giovedì 2 febbraio 2012

ricerche inutili n.3: gli uomini pensano solo al sesso?


domanda che si sono poste tutte le donne, almeno una volta nella vita, e di solito porsela una volta è stato più che sufficiente perchè la risposta è una di quelle che non lascia dubbi. tuttavia adesso finalmente abbiamo la risposta ufficiale, esauriente e definitiva a questo pressante interrogativo, e tutto per merito della psicologa Terri Fisher dell'università dell'Ohio. ebbene, dopo avere esaminato circa 300 studenti (maschi e femmine), la Fisher ha concluso che gli uomini non pensano sempre e solo al sesso, ma anche a mangiare e a dormire. devo dire che la notizia mi ha riempito di gioia... sapete com'è: avendo due figli maschi, temevo che in futuro potessero lasciarsi morire di inedia o di insonnia perchè troppo concentrati su altro.

se volete approfondire, l'articolo è qui.

mercoledì 1 febbraio 2012

l'odore di gorgonzola dei piedi amputati di mio zio (3)





Shiori cambiò improvvisamente espressione, come se un nuovo pensiero le si fosse affacciato alla mente.
“Chiba-san le ha detto dei passi?”
Takayuki annuì.
“Un paio di volte mi è capitato di sentirli. Non so che ore fossero – le due o le tre del mattino, credo. Era un suono molto distinto, come di qualcuno che camminasse deciso verso la mia porta. La prima volta pensai di averlo immaginato, ma la seconda mi parve del tutto reale e mi presi pure un bello spavento. I passi si fermarono di colpo proprio qui davanti e poi non si sentì più niente.”
“Non ha pensato di avvicinarsi in silenzio e di aprire la porta all'improvviso?”
“Ha voglia di scherzare? E se fosse stato un malintenzionato? Ci tengo alla mia pelle!”
Lui non potè che convenire, soprattutto perchè quella pelle doveva essere di prima qualità e aveva sempre più voglia di accarezzarla.
Un strano borbottio giunse alle loro spalle, facendo sobbalzare Shiori.
Mannaggia!”, esclamò, e si diresse rapida al fornello. Takayuki aggrottò la fronte al suono di quella parola sconosciuta. Cinque minuti dopo, svuotate due tazzine di quello che non esitò a definire il miglior caffè che avesse mai bevuto, decise che Shiori sarebbe stata sua. Occorreva però giocare la carta giusta, poiché non v'era dubbio che la ragazza fosse un osso duro.
“Mi parli ancora di quei passi.”
Shiori si concentrò per qualche secondo.
“Mi dispiace, non ho altro da aggiungere, se non che la cosa mi rende molto inquieta.”
“Senta, perchè non facciamo in questo modo: le lascio il mio numero di cellulare e, la prossima volta che li sente, mi chiama e io mi precipito, così potrò cogliere il responsabile sul fatto.”
“Va bene”, acconsentì lei.

Takayuki rientrò in ufficio con un enorme sorriso ebete stampato sulla faccia. Stava immaginando tutto nei minimi dettagli: la chiamata notturna, lui che accorreva veloce, e non avrebbe fatto alcuna differenza arrestare o no il colpevole, perchè la giovane sarebbe stata comunque abbastanza agitata da necessitare di conforto, che lui sarebbe stato dispostissimo a fornire. Restava giusto da decidere se fosse stato meglio portarsi o no un preservativo; dietro quell'atteggiamento sfrontato e leggermente scostante, Shiori gli dava l'idea di avere il sangue bollente, non si sarebbe meravigliato se fossero finiti subito a letto.
In ufficio la segretaria, Mitsuko, lo informò che il capo lo aspettava.
Mamoru Kawamura era prossimo alla pensione; a differenza di Takayuki, pur venendo anche lui da Tokyo, amava abitare in quel posto e non faceva che cantarne le lodi; quel giorno non fece eccezione.
“Hai visto, eh, che aria tersa stamattina, Honda-kun! Te la sogni a Tokyo un'aria così!”
Takayuki annuì, sapendo benissimo che era inutile contraddirlo.
“Bel yukata”, commentò Kawamura.
“Grazie.”
“Dunque, pare che Chiba-san abbia un problema.” Poteva sembrare insolito che egli s'interessasse di una questione di così scarsa importanza, ma perfino le lamentele di una grassa affittuaria diventavano rilevanti, dato che al villaggio non succedeva mai nulla. L'ultimo evento degno di questo nome si era verificato l'estate prima, quando un turista di Osaka era scomparso. La moglie aveva dato l'allarme e, dopo ore di ricerche ansiose, l'uomo era stato ritrovato in un love-hotel, nudo, addormentato e con un paio di manette di Hello Kitty ai polsi. Si era giustificato dicendo di essere stato narcotizzato e di non ricordare nulla, cosa che non gli aveva evitato il successivo divorzio.
Dopo aver ascoltato il rapporto, Kawamura aggrottò la fronte. La faccenda dei passi suonava molto sospetta; si ricordò di un ladro seriale che aveva agito indisturbato per qualche tempo alcuni anni prima e disse a Takayuki che occorreva senz'altro approfondire l'indagine, quindi lo congedò e si rimise a sfogliare la rivista di numismatica che aveva davanti.

“Honda-san, è l'ultima volta che glielo dico: non voglio ubriaconi a casa mia.”
La vecchia Tochihara agitava la bottiglia di whisky, ormai semi-vuota, proprio davanti al suo naso.
“Quando la smetterà di frugare fra le mie cose?”
“Non stavo frugando, stavo riponendo la biancheria. E non cambi discorso”
“A questo proposito, vorrei dirle che sono perfettamente in grado di occuparmi del mio bucato.”
“Pfui!” Tochihara-san emise uno sbuffo che somigliò al getto di un bollitore. “Lei è il tipo d'uomo che sarebbe capace di morire di fame per distrazione.”
“Non sarebbe comunque un problema suo, visto che non è né mia madre né mia nonna.”
“Infatti sono la sua padrona di casa e posso sempre sfrattarla. Non m'importa se è un poliziotto.”
“Va bene, ho capito. Adesso posso riavere la mia bottiglia?”
“Figuriamoci.”
Tochihara-san fece dietrofront e si allontanò reggendo la bottiglia per il collo con due dita, come se avesse tenuto per la coda un topo morto.
“Una strega, ecco cosa sei”, biascicò Takayuki, e si andò a rinchiudere nella sua stanza.



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glossario giapponese

kun = suffisso che si mette dopo i nomi propri di persona e che si usa tra colleghi/pari grado oppure quando un superiore si rivolge a un subordinato; mai il contrario!

love-hotel = albergo a ore dove ci si reca per fare sesso

san = suffisso che si mette dopo i nomi propri di persona e corrisponde al nostro "signor/signora"

yukata = abito tradizionale in cotone che si usa soprattutto in estate oppure nei bagni tradizionali; è un kimono di tipo informale