martedì 31 gennaio 2012

vabbè...


... per questo mese farò la brava. del resto di zozzerie ne ho già riportate a sufficienza la volta scorsa, quindi a questo giro vedrò di limitarmi e concentrarmi su altro.


amici impossibili tra animali (non dire così, guarda come c'è rimasto male questo povero gattino...)
anime befane (sì, confermo che le befane hanno un'anima)
attori giapponesi maschi (sì, confermo anche che in Giappone esistono degli attori di sesso maschile)
Babbo Natale costume demenziale (perchè, non è abbastanza demenziale quello che porta di solito?)
casalinghe violente (non guardare me, io il mattarello lo uso solo per tirare la sfoglia!)
cazzi realistici (e basta con i soliti superdotati!)
falli enormi (tanto per contraddirsi)
come vedono i cani (con gli occhi, presumo)
confronto brufoli e non (nel primo caso ce li hai, nel secondo no: facile!)
demotivational ma anche no (allora, ti decidi?)
è bello starsene al proprio posto e non rompere i coglioni a nessuno (sante parole!)
e non vedi che sto piangendo (non è che non ti vedo, è che non ti voglio prestare il fazzoletto)
espressione dei manga che stanno per svenire (non ho mai visto svenire un manga, in effetti sarei curiosa anch'io di vederla)
Frodo, Sam, Merry e Peppino (De Filippo?)
gatti rincoglioniti (tipo la mia, che dorme tutto il giorno)
Gesù bambino grasso grasso (deve aver mangiato troppa mirra)
ho fatto sesso con il padrone di mio marito (ma la schiavitù non era stata abolita?)
i bei culi delle donne bresciane (le donne romagnole si sentono offese)
i colloqui con gli insegnanti non vanno bene (per forza, tuo figlio sta tutto il giorno al computer, invece di studiare!)
io ci credo (beato te...)
l'arte contemporanea spiegata a tuo marito (quello che fa le facce lunghe è Modigliani e quello che mette gli occhi al posto del naso è Picasso)
l'ultima pisciata prima di morire (altro che ultime parole famose!)
la bellezza sfiorisce... la bruttezza dura! (l'importante è che sfiorisca la bellezza, così quando avrò ottant'anni potrò stare degnamente a fianco delle mie ex-compagne di classe che a scuola erano bonazze)
lampadario maschile (non sapevo che occorresse distinguerli per sesso...)
la vita è strana (mai quanto le chiavi di ricerca di questo blog)
mi vesto come mi pare (e se agli altri non piaccio, che si girino dall'altra parte!)
mia moglie senza intimo (scusa, ma la devi venire a cercare su Google? mi sa che non avere una gran intimità...)
non sono nè triste nè incazzata, sono solo stanca di cose già viste (non dirlo a me...)
Norma senza mutande (Licia c'è rimasta malissimo quando ha saputo di questa chiave di ricerca...)
sega per Licia Colò (...però questa l'ha tirata su di morale!)
pantegane siamesi (chissà se hanno gli occhi azzurri come i gatti siamesi)
Patrizia puzza (hihihihi...)
perchè il corpo ha bisogno di dormire? (non saprei, quando me lo chiedo non riesco mai a rispondermi perchè mi viene sonno)
prima di morire addio (addio...)
ricerche inutili (prego? guarda che non è mica colpa mia se non trovate certe assurdità! vai a litigare con i criteri di ricerca di Google che spediscono tutti qui...)
rompersi le palle sulla bici (ecco,  questa sì che è una bella chiave di ricerca, perchè si presta a due interpretazioni diverse, e devo dire che una delle due la trovo molto interessante, soprattutto perchè mi chiedo se esistono i presupposti fisiologici perchè ciò avvenga. nessun medico o ciclista che mi possa illuminare là fuori?)
senza slip in bicicletta gratis (vorrei anche vedere che ti facessero pagare...)
sono una ragazza felice (buon per te!)
tiene su i pantaloni (una volta si usava la cintura, ma capisco che al giorno d'oggi se ne ignori l'esistenza, dato che vanno tutti in giro col culo di fuori)
tre uomini nudi (solo tre? non quattro o cinque?)
cinque ragazzi nudi (solo cinque? non sei o sette?)
uomini nudi senza le piante (forse volevi dire "senza la foglia di fico"?)
whisky nei cassetti (è la novità in fatto di deodoranti per piccoli ambienti)

lunedì 30 gennaio 2012

la foto della settimana: via degli asini


molto particolare questa strada sopraelevata che si trova nel borgo di Brisighella; dalla piazza si vede solo una fila di finestre che non lasciano intuire niente di strano, ma basta salire poche scale per ritrovarsi in questa Via degli Asini. la costruirono a scopo difensivo alla fine del 1300 e difatti si rivelò utile il secolo dopo, quando  nel 1467 venne fermata, grazie alla battaglia che venne portata avanti da qui, l'avanzata delle truppe di Federico di Montefeltro, Duca di Urbino, che a vedere quant'è piccola la strada viene da chiedersi da quanti soldati fossero composte quelle truppe: 254? vabbè, sto scherzando, non sottovalutiamo un manipolo di soldati di ventura incazzati. però, chissà com'è che non fu chiamata Via della Vittoria o qualcosa del genere... il nome lo prese invece dagli asini da soma che qui transitavano per andare alle cave di gesso. sic transit gloria mundi...

domenica 29 gennaio 2012

saggezza orientale


L'amicizia e l'amore non si chiedono come acqua, 
ma si offrono come il tè.

sabato 28 gennaio 2012

l'oroscopo


oroscopo per lo Scorpione dal 27 gennaio al 2 febbraio:


“Un solo raggio di sole è sufficiente a scacciare le ombre”, ha detto san Francesco d’Assisi. Temo che questa sia un’affermazione troppo ottimistica. In molti casi, un solo raggio di luce non basta a dissipare la nebbia e le tenebre. Fortunatamente per te, nelle prossime settimane ci sarà un vasto assortimento di raggi di sole nella tua vita. Ma c’è una complicazione: non si presenteranno tutti in una volta, e arriveranno in posti diversi. Il tuo compito sarà quello di raccoglierli e metterli insieme affinché possano rafforzarsi a vicenda. Se riuscirai a farlo, avrai l’illuminazione sufficiente per allontanare qualsiasi ombra.

caro Rob,
non ti nascondo che quando ti sdilinquisci in queste uscite ultra-ottimistiche mi irriti profondamente. comunque, infilerò in borsetta gli occhiali da sole per ogni evenienza, sorvolando sul fatto che è da parecchio che non ci prendi più (almeno con me).

venerdì 27 gennaio 2012

tentoni


La cosa importante da sapere è che non si sa mai niente. Per trovare la propria strada bisogna andare a tentoni.
Diane Arbus

penso che questa frase sia complementare alla serendipity. ad ogni modo, a prescindere dal fatto che io sia o no conscia della mia ignoranza (sì, lo sono) a tentoni ci vado spesso e volentieri. a volte mi va bene, a volte mi va male, sempre si tratta di un'esperienza, e le esperienze mica son cose da buttar via o da sottovalutare. io credo infatti che, prima o poi, tutto possa tornare utile. un po' come quando mia nonna mi insegnava a usare l'uncinetto commentando impara l'arte e mettila da parte. in questo periodo comunque, altro che andare a tentoni e altro che serendipity; sono di nuovo nella gelatina. certo, la stagione non aiuta, benchè ci sia almeno il sole. così, visto che il tipo di gelatina che mi circonda è di quella che non posso rimuovere da sola (magari potessi!), inganno il tempo pianificando le mie prossime uscite. organizzo spostamenti, prenoto, verifico. ci sono tante cose che voglio fare, alcune più vicine a casa, altre più lontane, e per fortuna è da un pezzo che non mi faccio più condizionare nè dal fatto di andare via da sola nè dagli eventuali musi lunghi di chi rimane e pensa che mi ha dato di volta il cervello (una gran brutta crisi di mezza età, non c'è che dire). prossima tappa: la capitale. toccata a fuga di un giorno solo, comunque più economico che stare a dormire fuori una notte. ho già pensato a come gestire la giornata, sperando che il bel tempo mi assista. mi resta solo il dubbio se mangiare sushi o coda alla vaccinara.

giovedì 26 gennaio 2012

la chiave di Sara


un consiglio: se i nazisti vengono a rastrellare il vostro quartiere, è meglio non chiudere a chiave nell'armadio a muro vostro fratello. questo film in fondo gira intorno a questo argomento. la piccola Sara infatti, quando la polizia francese viene a bussare alla porta di casa intimando a sua madre di venire via, ha la bella pensata di mettere in salvo in questo modo il fratellino Michel, solo che poi non ha modo di dare a nessuno la chiave per andarlo a liberare: non alla portiera che si rivela collaborazionista, e nemmeno alla furba ragazza che, rinchiusa insieme a lei e al resto della famiglia al Vélodrome d'Hiver di Parigi, riesce a scappare. si porta così dietro la chiave al campo di concentramento, durante la fuga e infine di ritorno a Parigi insieme agli anziani coniugi che decidono di aiutarla a costo della propria incolumità, e quella stessa chiave la ritroverà moltissimi anni dopo suo figlio, ignaro perfino di avere avuto una madre ebrea. a cercare di ricostruire la storia di Sara c'è la giornalista Julia Jarmond, che s'imbatte per caso nella sua foto mentre prepara un reportage proprio sull'episodio del Vélodrome d'Hiver e che, in un'indagine al limite dell'ossessione, scopre le connessioni tra Sara e la famiglia di suo marito. che dire di questo film? intanto, che non ho letto il libro e quindi non sono in grado di valutare la fedeltà di questo adattamento. poi che ritengo un certo filone di film meritevole di essere visto a prescindere dal valore oggettivamente artistico della pellicola. qui abbiamo un'ottima Kristin Scott Thomas, una regia piuttosto piatta e convenzionale, e una trama svolta con la diligenza di un compito in classe. trovo comunque che sia valso il prezzo del biglietto se non altro perchè parla di un episodio praticamente sconosciuto, perchè la figura di Sara è commovente e interessante, e perchè di una storia di questo tipo ce n'è bisogno per mostrare il valore della solidarietà e dell'amore fra esseri umani che la storia vorrebbe nemici.

mercoledì 25 gennaio 2012

dimagrire con le mutande


diciamolo: mangiare è bello, fare la dieta è brutto. chiunque contraddica questa verità è un ipocrita. verità universalmente riconosciuta, aggiungerei, tant'è vero che a ogni latitudine si cercano mezzi che brucino calorie nel modo più semplice possibile, senza intaccare le abitudini alimentari di nessuno. anche i giapponesi, che pure contano solo il 5% degli obesi del mondo, non fanno eccezione e hanno da poco lanciato sul mercato le calorie shapers, una linea di mutande dimagranti. la novità consiste nella struttura del tessuto, che è fatta a nido d'ape ed è molto resistente ai movimenti. quando una persona si muove deve dunque applicare una forza maggiore e, così facendo, brucia calorie. chissà se funziona davvero... scoprirlo costa fra i 33 e i 38 dollari, quindi non è nemmeno una cifra proibitiva. io però passo; attendo che qualcuno inventi un sistema che bruci le calorie mentre sto seduta sul divano e mangio la Nutella.




martedì 24 gennaio 2012

parole di burro


22 aprile 1943
In questa immagine ti giuro che sarò tuo per la vita e sarò capace di rendere la tua vita felice.
Caramente ti bacio
Tuo Sergio

che poi non ci metterei la mano sul fuoco sul fatto che si chiamasse Sergio. potrebbe essere anche Terzo. la calligrafia è un po' pasticciata alla fine, mancava lo spazio, e mi sono anche permessa di correggere un accento. la scritta sta sul retro della cartolina che potete vedere qui sopra, pescate fra le molte al mercatino di Mani Tese. no, non ci sono tornata, fa parte della partita di cui vi avevo già parlato, ma poichè erano tante, non volevo infliggervele tutte insieme. e poi questa meritava un post tutto per lei, no? chissà poi se Sergio o Terzo ha mantenuto il giuramento.

lunedì 23 gennaio 2012

la foto della settimana: al parco


che questo sia un parco in effetti dalla foto si capisce poco, però posso garantire! un parco cittadino bello grande, con laghetti pieni di papere assortite, prati che pullulano di conigli (perchè qualche pirla ne ha abbandonato un paio anni fa e si sa che cosa fanno i conigli, no? scopano come conigli e si riproducono come conigli), perfino un paio di ponticelli, ma soprattutto il fiumiciattolo coi sassi. quando ci andavo da bambina, quella era la parte più eccitante; mi divertivo a saltare da un sasso all'altro, con quel leggero brivido che veniva dal timore di sbagliare e mettere un piede in acqua, e chissà che impresa mi sembrava di compiere, con quei piedini e quelle gambine! adesso passare da un sasso a un altro, come si vede, è come fare un passo normale. in questo parco poi riuscii a mettere in grande imbarazzo mia madre, roba che me lo rinfacciò per mesi. quando ero piccolina infatti lei ascoltava sempre il programma di dediche e richieste a Radio Capodistria, condotto da un tale Luciano Minghetti. oltre ai successi pop dell'epoca, non mancavano mai le canzoni comuniste; per esempio, Bandiera Rossa era richiestissima, e proprio Bandiera Rossa mi misi a cantare a squarciagola al parco, mentre mia madre passeggiava con la sua amica milanese e democristiana DOC. quanti anni avevo? 5, credo. sta di fatto che non compresi affatto il motivo per cui venni sgridata così severamente; che cosa c'era di male a cantare una canzone che mi piaceva? dev'essere a causa di quel trauma infantile se poi mi sono venute certe inclinazioni.

domenica 22 gennaio 2012

saggezza orientale


Un gatto affettuoso è il miglior rimedio contro la depressione.

sabato 21 gennaio 2012

l'oroscopo


oroscopo per lo Scorpione dal 20 al 27 gennaio:


La portulaca è una pianta nota anche come erba dei porci. È molto resistente e si diffonde con facilità. In breve tempo può ricoprire vaste zone con il suo fitto tappeto di foglie. Ma è anche un’ottima pianta da insalata, ed è utile come erba medicinale, perché contiene acidi grassi omega-3, vitamine e minerali. Morale della storia: tieni l’erba dei porci sotto controllo, Scorpione, non lasciare che invada tutto, e sarà tua amica. C’è qualcos’altro nella tua vita che corrisponde a questa descrizione?

caro Rob, 
a proposito di erba... vedo che ne hai fumato ancora di buona! l'unica cosa che invade la mia vita e si diffonde con facilità ricoprendo vaste zone è il pessimismo, ma sinceramente non vedo come possa essermi amico, ammesso che riesca a contenerlo.

venerdì 20 gennaio 2012

shame


tra incontri a pagamento e non, videochat erotiche, riviste e filmati porno, e masturbazioni varie, la vita di Brandon ruota intorno al sesso, eppure egli non ha affatto l'aria contenta, anzi, più è ampia la possibilità di soddisfare le proprie voglie, più appare apatico, quasi agisse come un automa privo di volontà. Brandon ha anche un altro problema: sua sorella Sissy, che gli piomba in casa all'improvviso e lo destabilizza. il fatto è che lui è incapace di gestire rapporti umani di tipo normale; non a caso, l'unica volta che fa cilecca è con una sua collega di lavoro, persona con la quale potrebbe anche nascere qualcosa. anche Sissy non sembra godere di migliore salute mentale; appare fragile e cerca di aggrapparsi a Brandon come a un salvagente, oltre a ricercare proprio il genere di affetto che lui rifugge. dopo una nottata dura per entrambi però, il finale non lascia capire se vi saranno cambiamenti; Brandon riprenderà la vita di sempre o si ravvederà? questo è uno di quei film che ti fa uscire dalla sala con un gran sapore amaro in bocca; innegabile comunque la bravura di Michael Fassbender (premiato al Festival di Venezia per questo ruolo). il regista Steve McQueen ha scelto di non risparmiare nemmeno un dettaglio dello stile di vita del suo protagonista (e per questo gliene saremo eternamente grati perchè Fassbender è un gran bel vedere) e in questo modo enfatizza la tristezza di tutta la situazione. ne esce fuori la descrizione non solo di un personaggio, ma di una intera società che ruota intorno al sesso perchè è incapace di cercare e ottenere altro.




lo so che oggi non è giovedì, ma Michael Fassbender è gnocco anche negli altri giorni della settimana  ^__^

giovedì 19 gennaio 2012

oggi...




... questo blog compie due anni!

mercoledì 18 gennaio 2012

l'odore di gorgonzola dei piedi amputati di mio zio (2)





Chiba-san sembrava una grossa palla di mochi. Ancora non completamente lucido, Takayuki osservava le sue carni tremolanti e si aspettava da un momento all'altro di vederne sgorgare fuori una cascata di anko.
“Deve intervenire immediatamente” stava ripetendo la donna per la decima volta.
A infastidirla era una sua inquilina. Chiba-san gestiva una pensione vecchio stile; cinque piccoli appartamenti per altrettanti inquilini che dovevano sottostare alle sue regole ferree. Una di queste era che nessun estraneo doveva mai dormire dentro casa, ma pareva che Shiori Fujita disobbedisse spesso e volentieri. Era già stata diffidata diverse volte ed aveva protestato la propria innocenza, ma a tradirla erano i passi che si udivano distintamente la notte e che si dirigevano verso la sua porta.
“Non mi meraviglierebbe che si prostituisse” concluse Chiba-san gonfiando il petto al culmine dell'indignazione.
In quel preciso momento, a Takayuki non importava un accidenti di Chiba e della sua presunta inquilina scostumata. Gettava frequenti sguardi alla scrivania vicina, dove la segretaria aveva piazzato un paio di onigiri da mangiare per pranzo, e rifletteva sul fatto che era digiuno dalla sera prima, visto che non aveva fatto in tempo a fare colazione. La fame acquistava sempre più consistenza, come se si stesse materializzando; in compenso la grossa figura di Chiba non accennava a scomparire. Comprese che non l'avrebbe fatto fino a che non avesse ricevuto soddisfazione.
“Va bene” si arrese ”Passerò nel pomeriggio.”

“Lei va sempre in giro in yukata?”
Shiori Fujita lo osservava dal suo metro e settanta di altezza, con un sopracciglio leggermente sollevato. A Takayuki invece stava per sollevarsi qualcos'altro, perchè quella che aveva di fronte era una gran gnocca; non solo esibiva platealmente un davanzale notevole, ma doveva pure possedere un genitore occidentale, o non si sarebbero potuti spiegare quegli occhi tondi e quell'espressione insieme ironica e sfrontata che di giapponese non aveva nulla.
“La padrona di casa ha fatto il bucato.”
Era vero; Tochihara-san il giorno prima doveva essersi impossessata dell'intero contenuto del suo guardaroba mentre lui faceva il bagno. Aveva brontolato per due giorni dicendo che era uno scandalo che andasse in giro così sporco e trasandato, e aveva pure minacciato di occuparsi lei della cosa perchè non voleva roba puzzolente in giro per casa. Evidentemente aveva messo in atto le sue minacce, ma Takayuki se n'era accorto solo quella mattina quando, cercando qualcosa da mettersi addosso in fretta, aveva trovato sotto mano soltanto lo yukata che indossava quando si recava ai bagni pubblici.
“Sono qui su segnalazione di Chiba-san. Lei è al corrente che c'è un regolamento da rispettare all'interno di questa pensione, vero?”
Il sopracciglio di Shiori salì ulteriormente; a Takayuki parve una freccia pronta a scoccare.
“Ho già spiegato a quella rompiscatole che non ricevo nessuno la notte, e comunque, se anche fosse?”
Nel dirlo alzò il mento in aria di sfida.
“Le regole sono le regole.”
Takayuki stava iniziando a stancarsi di fare la parte del poliziotto ligio al proprio dovere, ma sapeva benissimo che Chiba-san era appostata in fondo al corridoio e si beveva ogni parola. Non voleva rischiare di ritrovarsela in ufficio di nuovo, questa volta a lamentarsi della sua scarsa professionalità. Decise che occorreva cambiare strategia.
“Posso entrare?”, chiese.
La ragazza fece un ampio gesto d'invito con il braccio, anche quello per niente giapponese, e lo lasciò transitare in una stanza piena di oggetti fino all'inverosimile, che fungeva sia da soggiorno che da cucina. Dappertutto spuntavano libri, CD, manga, riviste, soprammobili di vario genere, e anche le pareti erano piene di quadri e quadretti con fotografie e disegni. Era ancora assorto ad osservare, quando Shiori chiese: “Caffè?”
Takayuki annuì. Già che c'era, perchè rifiutare? E poi lei sembrava sapere il fatto suo perchè aveva agitato una moka e ora stava trafficando con un barattolo dall'aria straniera.
“Dunque” fece lui, tanto per rompere l'attesa “conferma di non avere mai ospitato nessuno nel suo appartamento?”
Shiori fece spallucce.
“Al momento sono single e, a dirla tutta, ne ho le palle piene di voi uomini.”
Lo guardò fisso per qualche secondo, come a voler sottolineare la sua affermazione.
“Scommetto che anche lei si sta facendo un pensierino su di me”, aggiunse.
Ecco, era come se lo avessero sorpreso con le mani nel barattolo della marmellata. Finchè aveva lavorato a Tokyo, il confine fra la sua professione e il suo privato era stato così labile che più di una volta si era ritrovato a fare sesso durante l'orario di lavoro. Nel giro lui e Saito erano noti, nessuno si meravigliava se univano l'utile al dilettevole. In quel paesino in mezzo al niente però non c'era nessuno in grado di parargli il culo e, se voleva restare a galla, Takayuki doveva fingere di essere un poliziotto serio. Era già dura affrontare Tochihara-san, l'unica persona che fino ad allora aveva visto il suo vero volto.

o-o-o-o-o-o-o-o-o-o-o-o


glossario giapponese

anko = marmellata di azuki (una varietà di fagioli); si usa per farcire i dolci, per esempio il mochi

manga = fumetto

mochi = dolcetto di riso

onigiri = polpetta di riso che viene farcita con vari ingredienti e avvolta nell'alga nori; lo si mangia freddo come snack

san = suffisso che si mette dopo i nomi propri di persona e corrisponde al nostro "signor/signora"

yukata = abito tradizionale in cotone che si usa soprattutto in estate oppure nei bagni tradizionali; è un kimono di tipo informale


martedì 17 gennaio 2012

ricerche inutili n.2: i colpi in testa fanno male al cervello


chi l'avrebbe mai detto! doveva arrivare l'anno 2012 perchè finalmente l'Einstein College di New York pubblicasse la bellezza di due ricerche per dimostrare la correlazione fra difficoltà nella memoria verbale, deficit di coordinazione psicomotoria e danni cerebrali, e i frequenti colpi di testa dei giocatori di calcio. conclusione: giocare a calcio, anche a livello amatoriale, rincoglionisce. io oso spingermi oltre e affermare, malgrado la mancanza di dati scientifici a supporto della mia tesi, che qualche colpo in testa bene assestato nuoce anche a chi non gioca a calcio. a breve mi aspetto che venga dimostrato che darsi una martellata sulle dita è doloroso, questo a prescindere dal fatto che siate falegnami professionisti e meno.

mi scuso per questo post stupido e inutile; il fatto è che ieri mi hanno dato un colpo in testa e ho subito un danno cerebrale :P





lunedì 16 gennaio 2012

la foto della settimana: affarissimi


le due macchine fotografiche qui sopra le ho pagate in totale € 5,50: € 5,00 per l'Odette ed € 0,50 per l'altra. vengono dal mercatino di beneficenza dell'Operazione Mato Grosso che si svolge ogni anno tra Natale e Capodanno nella mia città. il motivo per cui le ho acquistate è che mi sono ritrovata in casa la bellezza di 5 rullini gloriosamente scaduti e ho pensato di fare qualche esperimento di lomografia. qualche foto l'ho già scattata, tuttavia non saprò i risultati che fra qualche tempo, come da tradizione analogica. in realtà non so nemmeno se le macchinette funzionano... male che vada, avrò dato € 5,50 in beneficenza. non penso di convertirmi alla lomografia perchè il mio amore per la fotografia digitale resta immutato, però mi piace provare cose nuove e finchè mi diverto senza far male a nessuno, non vedo perchè non farlo.

domenica 15 gennaio 2012

saggezza orientale


L'amore è un colpo di tosse, non può essere nascosto.

sabato 14 gennaio 2012

l'oroscopo


oroscopo per lo Scorpione dal 13 al 19 gennaio:

Nel 1878 Thomas Edison perfezionò il fonografo, una macchina in grado di registrare i suoni e di riprodurli. E quale fu il primo suono che immortalò sul suo apparecchio? Il fruscio del vento tra le foglie? La lettura del Cantico dei cantici? Il vagito di un neonato? No. Edison registrò una poesiola per bambini: “Mary aveva un agnellino”. Quando, tra non molto, farai la tua grande scoperta nel campo della comunicazione, Scorpione, spero che la userai per inviare un messaggio più profondo e stimolante.

caro Rob,
mi sa che sei leggermente in ritardo con questo consiglio. la mia grande scoperta nel campo delle comunicazioni è stata il blog, e quindi l'ho fatta moltissimo tempo fa. sinceramente non ricordo nemmeno più che cosa avevo scritto nel mio primo post in assoluto, ma di sicuro nulla di memorabile o poetico.

venerdì 13 gennaio 2012

i vizi, il più è prenderli

mi dichiaro parzialmente innocente! perchè sì, è vero che sono andata al mercatino di Mani Tese, però il motivo era che dovevo comprare un'altra cosa, solo che sapete com'è... si passa davanti alle scatole con le cartoline, si butta un occhio all'orologio e si constata che c'è tempo, e si trascorre l'ora successiva a sfogliarle tutte e metterne da parte un tot. da comprare. le chicche non mancano nemmeno a questo giro. 


questa è una delle mie preferite e la dedico a Daffo, visto che, oltre ad essere un'immagine gioiosa, è stata spedita dalla Svizzera!


questa recentissima immagine di Piazza della Scala mi ha fatto tornare in mente la mia gita milanese (è stata spedita nel 1962, ma mi sa che la cartolina è molto più vecchia).


BV, ma hai visto che belle barbe che hanno questi frati qui? sono di Locarno; in effetti di roba spedita dalla Svizzera ce n'è parecchia; guardando le firme e gli indirizzi, è facile capire che si tratta sempre dello stesso destinatario e che anche il mittente è spesso lo stesso.


anche questa ha un francobollo svizzero (infatti quelli della foto sono i famosi cani dell'ospizio del Gran San Bernardo) ed è firmata Don Giovanni... che uno si fa delle strane idee, lo so, ma si dà il caso che si tratti di un prete, tant'è vero che la cartoline è indirizzata al seminario! 


allora restiamo in canonica con questa allegra combriccola di mummie di Urbania!


vabbè, per farmi perdonare, concludo con questo meraviglioso tramonto dai colori perfettamente realistici, spedito da Anzio nel 1958.

giovedì 12 gennaio 2012

ricerche inutili n.1: le menzogne delle donne sul cibo


francamente: ma ce ne frega qualcosa di sapere che le donne inglesi mentono sul cibo 474 volte all'anno (ovvero 1,29 volte al giorno)? che poi, mi viene da dire: se sei così impegnata a mentire, dove trovi anche il tempo per mangiare? comunque, una società che si occupa di supportare fisicamente e psicologicamente gli sportivi ha voluto fare questa ricerca e ha scoperto il dato di cui sopra. pare anche che gli alimenti che più inducono alla menzogna siano il cioccolato, le patatine e le torte. il commento di una dottoressa è stato che lo studio evidenzia il fatto che viviamo in uno stato di negazione dove l'apparenza ha una priorità più alta dell'onestà e nessuno vuole essere visto mangiare cibo che non dovrebbe. cara la mia dottoressa, non so come vanno le cose in Inghilterra, ma io trovo che mentire sul cibo sia superfluo; insomma, posso anche dire che ho mangiato solo una piccola porzione dopo aver spazzolato una teglia di lasagne, e i miei interlocutori possono pure crederci, ma quando poi mi vado a infilare i jeans e non riesco a chiudere la cerniera, è evidente che ho mangiato troppo, quindi perchè negarlo? aggiungerei che non vedo nulla di vergognoso nel divorare una stecca di cioccolato, un sacchetto maxi di patatine o una bella torta Sacher, sarà che la gola è l'unico vizio che pratico.


mercoledì 11 gennaio 2012

Guchipucci


scostumata e perplessa


nella mia famiglia c'è una sorta di tradizione riguardo a questo genere di foto che andava molto negli anni venti e trenta (e giù di lì), difatti poichè esiste una foto di mio padre nella stessa posa, sembrò naturale ritrarre anche me così, e io seguito io non ho resistito alla tentazione di fare lo stesso con i miei figli.

martedì 10 gennaio 2012

emotivi anonimi


della mia predilezione per gli sfigati ho già detto altre volte, ed è indubbio che i protagonisti di questa commedia francese ricadano nella categoria. Angélique e Jean-René sono affetti da una grande timidezza e sono emotivi al limite del patologico; la prima frequenta un gruppo di sostegno simile agli alcoolisti anonimi, il secondo va dallo psicologo. Angélique, geniale cioccolataia, ha scelto di lavorare anonimamente per non dover affrontare la gente, ma quando il suo unico acquirente muore, si trova disoccupata e risponde a un annuncio della ditta di proprietà di Jean-Renè. purtroppo c'è un equivoco: lei crede che il posto sia da cioccolataia, invece è da venditrice. Jean-Renè ha la fama di burbero, ma in realtà è la timidezza a bloccarlo; seguendo le indicazioni del suo psicologo, invita Angèlique a cena, ma poi fugge prima ancora di cominciare a mangiare. ovviamente la donna non solo non si offende, ma crede di avere rovinato tutto lei: insomma, ciascuno incolpa se stesso del fallimento nel rapporto con l'altro, ma la verità è che fra loro è sbocciato l'amore. la storia va avanti proprio grazie agli equivoci, ai reciproci tentativi di vincere i propri limiti e ai disastri che l'emotività provoca. il film non ha altre pretese che quella di far divertire, e direi che ci riesce in pieno perchè le risate non mancano. la tenera imbranataggine dei protagonisti li rende simpatici, ed è bello poter apprezzare un film ironico e intelligente, alla faccia della volgarità stupida di certe pellicole nostrane. gli attori poi sono decisamente in parte, comprimari compresi.

lunedì 9 gennaio 2012

la foto della settimana: il mare di nebbia


la settimana scorsa capita una giornata di nebbia; mentre guido verso il supermercato, penso che, appena finito con la spesa, me ne andrò in collina a tentare di fotografare qualche albero trasformato in fantasma. mentre salgo, noto che alla mia sinistra la bruma si dirada e s'intravvede il blu del cielo. "accidenti", penso "va a finire che a ora che sono in cima, la nebbia si sarà del tutto alzata e addio effetti speciali!". tuttavia, subito dopo mi viene un altro pensiero... e se invece si creasse una di quelle situazioni particolari in cui il alto è sereno e la pianura resta immersa nell'umidità? non oso sperare in tanto, ma continuo a buttare l'occhio di lato, fino a che non sono abbastanza in alto e uno squarcio in una siepe mi rivela esattamente il paesaggio che speravo di vedere. parcheggio l'auto e scendo; dalla strada non si vede granchè a causa degli alberi, ma c'è un campo scoperto sul fianco della collina dal quale la visuale è perfetta; una sbarra di metallo riporta la solita scritta: proprietà privata-divieto d'accesso, ma chi se ne frega? che cosa vuoi che sia una piccola violazione di domicilio per fare una foto? così, mi ritrovo a zompettare tra le zolle arate che risucchiano i miei stivali e mi fanno perdere un po' l'equilibrio, e ciò che vedo è ciò che ora vedete anche voi. certo che l'ho scampata bella; dieci giorni fa un contadino ha sparato col fucile contro l'auto di una signora che era entrata nella sua aia per fare inversione di marcia perchè aveva sbagliato strada. avessero impallinato anche me, non avrei potuto farvi vedere la foto.

domenica 8 gennaio 2012

saggezza orientale


Un momento di intensa felicità prolunga la vita di un migliaio di anni.

sabato 7 gennaio 2012

l'oroscopo


oroscopo per lo Scorpione dal 5 al 13 gennaio:

“Se avete una bella vita di coppia, è probabile che vi stiate annoiando a morte”, dice il comico Chris Rock nel suo spettacolo Never scared. “Tutti i rapporti che funzionano sono noiosi. Solo quelli che non vanno sono eccitanti. Se avete un rapporto difficile non saprete mai cosa succederà domani. Non saprete mai quando l’altro entrerà dalla porta e vi dirà: ‘Mi hai attaccato le piattole’. Questo sì che è eccitante!”. Rock esagera, ma in quello che dice c’è un pizzico di verità. Per questo, secondo i presagi astrali, nel 2012 dovrai coltivare dei rapporti stabili che siano noiosi nel senso migliore del termine.


caro Rob,
tu non hai idea di quanto mi annoi la noia: è così noiosa che non ne posso proprio più. a volte penso che sia peggiore la noia della morte; almeno quando sei morto non senti più nulla. ma il problema di questa noia è che non ha affatto come corrispondenza una bella vita di coppia. ovvero: basta il semplice fatto di non litigare per definirla così? mi dispiace ma non riesco a trovare nulla di positivo in questa noia che nasce soprattutto dal fatto di sapere e di dare tutto come scontato. mi sto annoiando in maniera esagerata a vivere come sto facendo. magari eviterei le piattole, ma di sicuro avere una relazione che esuli da questo tipo di noia non la vedo affatto come una cosa brutta.


per oggi comunque la noia è scongiurata: vado in una grande città dove spero di incontrare un grande blogger. a domani!

venerdì 6 gennaio 2012

dalla A alla Z


ok, diciamo che mi sono lasciata contagiare dalla mania collettiva di fare la lista dei buoni propositi e che ho trovato divertente questo giochino alfabetico, così l'ho farcito con qualche desiderio e un pizzico di buona volontà; certe cose in realtà le sto già facendo, altre le vorrei fare ma, conoscendomi, non è detto che le farò.

l'ABC delle cose da fare nel 2012:

  • Amarmi di più, perchè sono quasi sempre la peggior nemica di me stessa.
  • Baciare qualcuno che mi piace, intendo sul serio, con la lingua e tutto; in realtà, questa è una mission impossible.
  • Creare... di tutto e di più! perchè farlo è stimolante.
  • Dimenticare le cose che mi hanno fatto soffrire.
  • Evitare di arrabbiarmi; molto difficile, sono incazzosa di natura.
  • Fotografare tanto, anche dopo che avrò finito il 365 project.
  • Girovagare senza meta; farlo aiuta a guardare le cose con occhi diversi e a incontrare molte sorprese lungo la via.
  • Imparare qualcosa di nuovo; bisognerebbe farlo sempre, perchè di cose che non sappiamo ce n'è un'infinità.
  • Leggere di più; penso di darmi un numero minimo di pagine al giorno, non troppe, ma sufficienti a tenere un buon ritmo.
  • Mettere più spesso abiti femminili; giusto per ricordarmi che non sono un troll.
  • Navigare a vista, seguendo solo l'istinto; a volte ho la mania di pianificare troppo le cose, ma poi ci resto male se non vanno come volevo. lasciarsi andare all'improvvisazione, le volte che l'ho fatto, mi ha dato più soddisfazione.
  • Osare; spesso non faccio le cose perchè penso di sapere già come andrà a finire, ma in realtà l'unica cosa certa è che se non le faccio, me le sono perse.
  • Passeggiare: abitudine assolutamente da riprendere!
  • Quadrare i conti, ovvero cercare di non spendere più di quanto guadagno.
  • Ricamare di più, perchè lo sto facendo poco ed è un peccato.
  • Scrivere, ovvero continuare a farlo, e in effetti è superfluo metterlo nella lista perchè di farlo non me lo scordo di sicuro!
  • Telefonare più spesso alle mie amiche anzichè aspettare che lo facciano loro e poi lamentarmi che non mi chiamano mai.
  • Ultimare le cose che comincio, perchè a volte le lascio a metà per pigrizia o calo di motivazione.
  • Visitare mostre; perchè ammirare il bello eleva spiritualmente.
  • Zingareggiare, che è una versione più evoluta del girovagare senza meta in quanto implica anche altre azioni.

giovedì 5 gennaio 2012

curiosare nelle vite degli altri

al mercatino dell'usato ci sono quattro scatole piene di vecchie cartoline. comincio a sfogliarle un po' svogliata, perchè ciò che colleziono sono vecchi ritratti con scritte autografe sopra, ed è chiaro che lì non ce ne sono. le cartoline, provenienti da probabili svuotamenti di cassetti, mi mettono curiosità e malinconia insieme. penso che le persone che le hanno ricevute e spedite in molti casi saranno morte, e comunque mi chiedo per quale motivo sono state donate in beneficenza anzichè gettate nel cassonetto; sarà che io conservo gelosamente le cose alle quali tengo, ma le altre, specialmente se sono personali, preferisco distruggerle che divulgarle. tra quelle immagini un po' sbiadite e un po' stropicciate trovo brandelli di vita, e in breve non riesco più a staccare le mani e gli occhi, e finisco per comprare diversi esemplari. compro questa per il solo motivo che mi piace da matti la bambina ritratta:


queste due invece si chiamano da vent'anni di distanza:

1956

1975
uso improprio di orso allo zoo di Berna:




certe vecchie cartoline hanno dei colori così saturi da acquistare un aspetto quasi tridimensionale:




sorrido leggendo le didascalie caserecce di questa:


originariamente spedita il 16 settembre 1933, questa è stata successivamente utilizzata per prendere appunti sulla pagella:




questa invece sta dentro un album, tra quelle pregiate; dev'essere certamente per via dell'anno, il 1939, e del fatto che è completa sotto tutti gli aspetti. mi piace questa scena marina, e mi piace il francobollo rosso, così come la calligrafia svolazzante tipica di quegli anni:



tuttavia, quella che mi colpisce più di tutte è una serie di nove cartoline che trovo sparpagliate nella stessa scatola; vanno dal gennaio del 1996 all'ottobre del 1998 e nessuna riporta il francobollo. mi chiedo se sono state consegnate a mano o se non sono state consegnate affatto, e sono state scritte e conservate dal loro autore.


quasi tutte raffigurano orsi della serie Miranda e non a caso chi le ha scritte si firma sempre Orso. ci sono frasi d'amore, richieste di perdono, diversi ti amo. non posso fare a meno di chiedermi che cosa ne è stata di quella coppia, se il motivo per cui quelle cartoline ora sono qui, a prendere polvere e a svelare i loro segreti, è che i due innamorati si sono lasciati. di certo il sentimento che li univa dev'essersi esaurito, diversamente non avrebbero gettato via questi ricordi, e il fatto che le cartoline non siano state distrutte ma donate a un mercatino di beneficenza mi fa pensare che fosse subentrato un disprezzo tale da non valere lo sforzo di distruggerle. adesso sono qui; le ho volute portar via da altri occhi indiscreti.

mercoledì 4 gennaio 2012

l'odore di gorgonzola dei piedi amputati di mio zio (1)


Era una notte scura e affatto tempestosa, eppure Takayuki Honda non riusciva a prendere sonno. Ci fosse stato qualche tuono, probabilmente gli avrebbe conciliato il sonno molto di più della quiete del villaggio. Abituato alle luci e alla vivacità del centro di Tokyo, non aveva ancora fatto il callo al cambio di stile di vita che gli era stato imposto da un giorno all'altro.
“Non è stata una grande idea farmi la moglie del capo”, pensò Takayuki per la milionesima volta, e intanto si rigirò nel futon, facendo scricchiolare il vecchio pavimento di legno.
Takayuki faceva il poliziotto da alcuni anni. Era molto soddisfatto del suo mestiere che lo portava a contatto con balordi di ogni tipo. Il vecchio Saito, il suo partner, lo aveva presentato a Morimoto-sama, il capo yakuza del quartiere, appena una settimana dopo che era entrato in servizio. Saito la sapeva lunga, aveva immediatamente riconosciuto un suo simile; gli era bastato sottoporre Takayuki a un paio di test a sua insaputa, giusto per stare sul sicuro, dopodichè aveva compreso di avere finalmente trovato il socio perfetto, altro che quel fighettino idealista di Nakayama che aveva dovuto far promuovere per toglierselo di torno e impedire che ficcasse il suo naso aquilino in faccende che non lo riguardavano. Per Takayuki erano stati anni splendidi; soldi a palate, puttane e coca quanti ne voleva, qualche arresto facile per accontentare il suo capo, sempre concordato con Morimoto-sama. Che cosa poteva chiedere di più? A fregarlo era stato il debole che aveva per le gaikokujin con le tette grosse.
Non era mai riuscito a capire come Heike avesse potuto sposare quell'idiota di Mizobata. Era proprio vero che l'amore, oltre che cieco, era pure piuttosto rincoglionito. Quando gliel'aveva chiesto, Heike era scoppiata a ridere senza rispondere. La loro vita sessuale comunque non doveva essere delle migliori se non aveva esitato a portarselo a letto, e proprio da quel letto una mattina lo sguardo assonnato di Takayuki aveva incrociato quello infuriato di Mizobata. Non aveva nemmeno tentato di giustificarsi, anzi, vista l'espressione del suo capo, si era ritenuto fortunato per essere uscito dall'appartamento sulle sue gambe. Tornato a casa, si era dato malato, e così la notizia del suo trasferimento l'aveva ricevuta al telefono, dalla voce contrita di Yuki.
“Chissà quando potrò rivederti, Yu-chan”, fu tutto quello che riuscì a replicare, mentre pensava alle coscie candide della ragazza che spuntavano dalla minigonna quasi inesistente.
Quando aveva saputo la meta del suo trasferimento, Takayuki aveva capito di essere stato fottuto a dovere. Del resto, chi la fa l'aspetti; Mizobata aveva dimostrato di conoscerlo molto bene ed era andato a colpirlo nel punto giusto.
Quel paesino della prefettura di Yamanashi, distretto di Minamitsuro, possedeva tutto ciò che poteva irritare Takayuki: aria fresca, natura incontaminata, cibo sano, ma soprattutto una noia mortale, interrotta giusto durante la stagione turistica da frotte di villeggianti rompiscatole che si recavano ad ammirare il monte Fuji. Non c'era nulla da fare a parte qualche corroborante passeggiata e qualche chiacchiera con i locali; perfino la yakuza aveva rinunciato ad aprire una succursale in quel mortorio, e dire che poco più di due ore di treno erano sufficienti per raggiungere la capitale.
Come se non bastasse, anziché in un appartamento moderno, Takayuki si era dovuto adattare a vivere presso una vecchia, Tochihara-san, perchè senza il denaro per arrotondare che gli arrivava dai suoi smaneggi per Morimoto-sama, la paga, o meglio ciò che ne rimaneva dopo aver tolto i soldi per sigarette, alcoolici e pachinko, non gli consentiva niente di meglio.
“Che vita di merda”, pensò Takayuki, e visto che comunque il sonno non arrivava, si alzò e si diresse a tentoni verso l'armadio a muro dove conservava le bottiglie di liquore, lontane dagli sguardi di riprovazione di Tochihara-san.
“Vecchia rompipalle”, pensò mentre mandava giù alcuni sorsi di whiskey, “preferirei vivere con un oni che con quella diabolica obaa-san”.
Al quinto sorso, Takayuki produsse un rutto che fece agitare gli shoji e comprese dal caldo torpore che si stava diffondendo nelle sue membra che sarebbe finalmente riuscito a prendere sonno. Mancava ormai poco all'alba e la mattina dopo avrebbe dovuto alzarsi presto, ma “al diavolo” pensò, e si distese di nuovo sul futon, tirandosi le coperte sulla testa.

“Honda-san! Honda-san! Telefono!”
Takayuki allungò meccanicamente la mano tastando il pavimento alla ricerca del cellulare. Non trovandolo, scostò la trapunta con un'imprecazione e iniziò carponi una ricerca più accurata. Il telefonino era finito dentro un tabi. Sarebbe stato interessante scoprire come, ma Takayuki non fece in tempo a realizzare che la batteria era scarica, che Tochihara-san scostò gli shoji con uno schiocco secco, dimostrando la consueta energia.
“Era l'ufficio. Mi hanno detto di riferirle che si deve presentare immediatamente per raccogliere una denuncia.”
Il tono della vecchia era acido come una caraffa di succo di limone e lo sguardo mostrava chiaramente tutta la sua disapprovazione. Takayuki grugnì un monosillabo di assenso e si tirò in piedi, grattandosi una chiappa. A quel punto si rese conto di essere completamente nudo.
“Pazienza”, pensò “non sarà il primo cazzo che vede.”


o-o-o-o-o-o-o-o-o

glossario giapponese

chan = suffisso che si mette dopo i nomi propri di persona e che si usa solo con consanguinei o amici stretti

futon = letto tradizionale, composto da un materasso e da una trapunta, che la notte vengono disposti sul pavimento e il giorno piegati e riposti in un armadio

gaikokujin = straniero


obaa-san = nonna

oni = demonio, orco, diavolo

pachinko = gioco d'azzardo simile a una slot-machine

sama = suffisso che si mette dopo i nomi propri di persona e corrisponde al nostro "signor/signora"; ha un tono più deferente di san

san = suffisso che si mette dopo i nomi propri di persona e corrisponde al nostro "signor/signora"

shoji = pannello scorrevole fatto con un'impalcatura di legno e rivestito di carta che funge come divisorio negli ambienti della casa tradizionale

tabi = calzino tradizionale; alto fino alla caviglia e con una cucitura che separa l'alluce dalle altre dita, adatto da indossare con i sandali tradizionali infradito

yakuza = mafioso (per esteso: mafia)