Takayuki era convinto che, se avesse passato abbastanza tempo con Shiori, avrebbe trovato la maniera di penetrare la corazza che sembrava indossare, individuando quel particolare che gli avrebbe indicato la strada per conquistare il suo cuore. Con le altre ragazze non si era mai dato tanto pensiero; se qualcuna gli piaceva, ci provava senza troppi problemi e, se non andava bene, non sprecava nemmeno un secondo a rammaricarsi. Shiori però era diventata il suo chiodo fisso fin dalla prima volta che l'aveva vista: doveva voler dire qualcosa. Non che lui si fosse mai preoccupato troppo di pensare a cose come l'amore, e ora non riconosceva quella cautela che accompagnava ogni sua frase, quel timore di poter dire o fare qualcosa che lo avrebbe allontanato per sempre da lei. Non poteva sopportare il pensiero di non rivederla, per questo con Shiori si comportava come il gentiluomo che non era mai stato.
Prima di recarsi da lei per la prima notte di sorveglianza, si era accuratamente sbarbato, aveva indossato la camicia che, a detta di altre, lo faceva sembrare un gran figo e si era presentato con una bottiglia di vino italiano che gli era costato quasi tutti i pochi risparmi rimasti.
“Brunello di Montalcino” aveva commentato la ragazza “Si direbbe che è venuto per un appuntamento galante invece che per lavorare!”
Takayuki rispose con un sorriso imbarazzato per l'impressione che il suo vero scopo fosse stato effettivamente scoperto. Shiori non parve dargli peso; spiegò che, benchè fosse tardi, non aveva ancora mangiato e che avrebbe preparato qualcosa anche per lui, se avesse gradito.
“Spero che le sia sufficiente un piatto di pasta; di solito a cena io mangio poco, e penso che sia meglio che anche lei si tenga leggero per non rischiare di addormentarsi più tardi. Pure con questo“ aggiunse agitando la bottiglia “è meglio se ci andiamo piano.”
Lui si guardò bene dal menzionare l'udon che aveva mangiato tre ore prima e che comunque era stato già ampiamente digerito; il cibo preparato dalle mani di Shiori non si poteva certo rifiutare.
La conversazione finì su temi gastronomici e sulle origini straniere di lei. Shiori spiegò che sua madre era italiana e che in Italia aveva vissuto per lunghi periodi. Ciò che le mancava di più, disse, era proprio la cucina.
“Per fortuna che mia madre mi spedisce sempre gli ingredienti che qui non riuscirei a trovare o che pagherei a peso d'oro.”
Takayuki, che non era mai stato un gourmet ma che sapeva riconoscere il buon cibo quando gliene capitava davanti, era ancora estasiato per la pasta appena finita e pregustava la tazza di caffè che lo attendeva. Intanto si era fatta quasi mezzanotte e Shiori annunciò che sarebbe andata a dormire perchè si sentiva molto stanca.
“È avanzato del caffè, se le viene sonno lo beva pure.”
Lui annuì e ringraziò, guardandola allontanarsi. Lo aspettava una notte insonne, ma pensava che restare sveglio non sarebbe stato difficile: aveva già cominciato ad arrovellarsi nel tentativo di capire se aveva o no fatto dei progressi, e la sua immaginazione stava visualizzando visioni di baby-doll trasparenti ad accompagnare il sonno della giovane. Si accomodò in una posizione dalla quale poteva vedere chiaramente la porta d'ingresso e si dispose a vegliare.
Un movimento leggero scuoteva la sua spalla; che si trattasse di un terremoto? Strano però che l'avesse destato, doveva essere uno bello grosso. Takayuki spalancò gli occhi e si ritrovò il viso di Shiori vicinissmo e la sua mano appoggiata addosso.
“Ha sentito?” bisbigliò lei, tanto piano che egli intuì, più che sentire, le sue parole. Il sonno gli si scrollò subito via di dosso e quel poco d'istinto da poliziotto che ancora conservava lo mise in massima allerta. Da principio captò solo il silenzio, e poi ecco: dei passi si udirono distintamente lungo il corridoio. Parevano avanzare cauti, come di chi stia cercando qualcosa e si fermi di quando in quando a osservare; infine, arrivarono proprio davanti alla porta di Shiori. Takayuki si alzò in piedi, rapido ma silenzioso, e con due passi raggiunse l'uscio e lo spalancò. Una zaffata terribile gli arrivò alle narici, costringendolo a mettersi una mano davanti al viso, e tuttavia non perse la concentrazione. Guardò attentamente, ma non vide nulla; allora ispezionò il corridoio, le scale e il piano terra. Era evidente che non c'era nessuno e che nessuno aveva potuto uscire dalla porta principale sprangata o infilarsi in qualche altra stanza, poiché il rumore l'avrebbe tradito, inoltre aveva pregato Chiba-san, alla quale non aveva potuto nascondere né la propria presenza né il suo motivo al fine di non procurare altri fastidi a Shiori, di chiudere a chiave tutte le stanze e di invitare gli inquilini a fare lo stesso. Anche quando comprese che non c'era l'ombra di nessun intruso, rimase a girellare per il corridoio, in preda alla frustrazione. La storia dei passi misteriosi gli era sempre parsa bizzarra, ma non aveva mai dubitato del fatto che dovesse avere una spiegazione del tutto logica, eppure lui stesso aveva udito distintamente quei rumori e constatato che nulla pareva averli potuti provocare. Tornò da Shiori; vicino alla sua porta aleggiavano le tracce dello strano odore di prima. Takayuki aspirò a fondo, cercando di trattenere la nausea; in fondo quello era l'unico indizio che aveva e doveva cercare di memorizzarlo prima che sparisse. Si trattava di qualcosa che non aveva mai sentito prima; gli ricordava la carcassa di un animale in putrefazione, eppure lo rimandava a qualcosa di vagamente familiare. Scavò a fondo nella memoria, inutilmente.
Dentro la stanza, Shiori lo stava aspettando. Lo interrogò con uno sguardo ansioso e lui si limitò a scuotere il capo in un cenno di diniego per indicare il nulla di fatto.
“Non ho visto nessuno” disse.
La giovane annuì sconsolata, come se se l'aspettasse.
“Un momento...”
Prese Shiori per il polso e la portò sulla soglia.
“Sente niente? Non c'è un odore particolare qui fuori? Prima era molto più forte, però si sente ancora.”
“È vero... lo sento anch'io... Che strano però, non mi è mai capitato di sentire odore di gorgonzola qui in Giappone!”
“Gorgo... che?”
“Gorgonzola. È un tipo di formaggio italiano. A molte persone non piace proprio per via del suo odore, c'è chi dice che puzzi come i piedi non lavati.”
In quel momento avvenne esattamente ciò che capita di vedere nei fumetti di Topolino: una lampadina si accese nella testa di Takayuki ed egli ricordò le parole di Tochihara-san a proposito di suo zio.
“Oddio...” balbettò “ vuoi vedere che...”
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glossario giapponese
san = suffisso che si mette dopo i nomi propri di persona e corrisponde al nostro "signor/signora"
udon = tipo di pasta preparata con farina di grano che ricorda la forma delle nostre tagliatelle e che viene servita in brodo caldo

mmm mi sa che siamo quasi alla fine della saga vero? stiamo per scoprire che l'assassino è il maggiordomo (lo so non c'entra nulla, ma nelle storie con suspance succede sempre così) :D
RispondiEliminasì alla prima, no alla seconda!
EliminaEcco, mi sono riportato in pari con la lettura... :)
RispondiEliminaNon mi ha sorpreso l'accenno al terremoto, anche se soltanto come fugace timore: se penso a dove vivi tu, e al fatto che anche il Giappone è terra ultrasismica...
Un grande abbraccio (sereno e non tellurico)
sì, ho voluto sdrammatizzare un pochino. sono ancora stupita dell'aplomb con la quale una mia amica di penna di Tokyo reagì al loro, di terremoto...
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