
psicologicamente parlando, andare a questo concerto che si teneva a dieci minuti di auto da casa mia mi è costato di più che fare andata e ritorno da Ferrara per i Kings of Convenience. motivo: a Ferrara non mi conosceva nessuno, alla Sagra del Buongustaio era invece altissimo il rischio di incontrare la Gigina e Carletto lì recatisi per abbuffarsi di strozzapreti al ragù, o qualche allegra famigliola di compagni di classe dei miei figlioli. andare a una sagra paesana da soli è una gran tristezza, diciamolo. vero è che a me interessava solo il concerto, ma come sempre quelli a cui ho chiesto di accompagnarmi hanno strabuzzato gli occhioni e mi hanno guardata come se fossi pazza. uffa. sono quindi partita di casa non dico all'ultimo minuto, ma quasi: dovevo pur trovare da parcheggiare, e solitamente tocca di andare a smarrirsi nel campo di Trabadèl, messo a disposizione degli automobilisti festaioli per l'occasione, e, per tornare sulla strada maestra, di districarsi tra rami di peschi e kiwi nel buio più buio della campagna romagnola, per poi mischiarsi alla folla di fattori panciuti e passeggini traboccanti mocciosi urlanti. per chi non lo sapesse, i GemBoy sono un gruppo di rock demenziale specializzato nella parodia di canzoni famose, in particolare sigle di cartoni animati, e da qualche tempo hanno creato un'associazione a delinquere con Cristina D'Avena, la quale non credo abbia bisogno di presentazioni: la nostra canterina ha accompagnato l'infanzia di migliaia di teneri fanciulli, segnando, nel bene e nel male, un'intera generazione. per fortuna gli anime che vedo io di solito hanno mantenuto la sigla originale; tremo al pensiero di una puntata di Inuyasha, Death Note o Fullmetal Alchemist che comincia con i suoi gorgheggi, penso che ne sarei devastata a morte. a questo punto, qualcuno di voi si chiederà: che cosa diavolo ci sei andata a fare allora al suo concerto? la risposta è semplice: pura curiosità antropologica. per esempio, lo studio fatto sul pubblico mi ha portato a riconoscere cinque tipologie ben distinte:
a) gli irriducibili delle sagre, solitamente pensionati del posto, ai quali non importa se suonano gli U2 o Raoul Casadei: loro non si perdono una serata
b) i bambini, per i quali era stato fortunatamente riservato uno spazio apposito
c) i fan dei GemBoy, un tantino delusi dal fatto che i loro beniamini hanno fatto per l'occasione le persone semi-serie (anche se poi hanno eseguito per intero uno dei loro ultimi successi: Potter fesso)
d) i trentenni nostalgici, ovvero quelli che guardavano i cartoni su Mediaset e che conoscono tutte le sigle a memoria: la loro presenza ha assicurato un tifo da stadio
e) il Grande Puffo
io sedevo tra un esemplare A e un esemplare C. devo dire che la serata è stata molto divertente, intervallata dalle gag di Carlo, il cantante dei GemBoy, che è molto simpatico. si è fatta mezzanotte e mezza cantanto, battendo il tempo, rilanciando palloni da spiaggia sul palco, ridendo a crepapelle; secondo me, tra quelli del gruppo C è scesa anche qualche lacrimuccia...
(nel caso ve lo chiediate: non solo c'erano la Gigina e Carletto, ma pure l'Argelia, Palì e Mingò. per fortuna però sono riuscita a schivarli tutti)