sabato 20 settembre 2014

l'oroscopo


oroscopo per lo Scorpione dal 18 al 24 settembre:

La questione potrebbe essere controversa, ma credo che per il momento non dovresti dedicarti a sesso, droga e rock and roll. Le tue specialità dovrebbero essere l’intimità faticosamente conquistata, gli stati di alterazione provocati da una profonda introspezione e un tipo di musica che suscita riverenza e altre emozioni spirituali. Stai entrando in una fase in cui il potere è meno importante della recettività, il successo è meno interessante della passione, e quello che già sai è meno prezioso di quello che puoi immaginare e creare.

caro Rob,
vuoi che mi annoi a morte, insomma XD scherzo, in realtà non ho mai provato interesse per il potere (a meno che non sia di un certo tipo particolare che serve solo in contesti molto ristretti), così come non mi interessa il successo (e mano male). invece quello che già so è molto prezioso e devo vedere di non dimenticarmene: ti ricordo che a dicembre ho l'esame di giapponese!

venerdì 19 settembre 2014

a volte anch'io mangio dell'oca


avete mai sentito quest'espressione? a casa mia, quando ero bambina, andava fortissimo, però mi resta il dubbio se sia tipica del nostro dialetto o se non fosse un'invenzione dei miei perchè su Google non si trova. che non trovare qualcosa su Google fa impressione, voglio dire. comunque mangiare dell'oca significa commettere una sciocchezza. devo dire però a mia discolpa che l'oca non l'ho mangiata solo io in questo caso. insomma, è successo che qualche tempo fa avevo letto di una mostra che mi interessava e che finiva a fine settembre, quindi avevo fatto subito il biglietto per il treno perchè utilizzando il glorioso servizio on line di Trenita(g)lia prima lo faccio e più ho speranza di trovarne di scontati, solo che dopo che ho fatto il biglietto, ho visto su di un altro sito che la mostra in realtà finiva all'inizio di settembre. naturalmente ho provato a cambiare la prenotazione o ad annullarla e avere il rimborso, ma evidentemente ciò è possibile solo se uno paga a prezzo intero e non se prende il biglietto scontato. così mi sono trovata con un biglietto A/R che non posso cambiare e con una mostra che è finita, ma siccome in questa casa non si butta via niente, ho deciso di farmi lo stesso questa gita, che tanto qualcos'altro da fare si trova sempre. o almeno lo spero. ad ogni modo ve lo saprò dire la prossima settimana.

giovedì 18 settembre 2014

meglio brilla


è risaputo che l'alcool allenta i freni inibitori, per cui mi sto seriamente chiedendo se non sia il caso di cominciare a scrivere post dopo aver bevuto qualche birra. è che ci sono diversi comportamenti che trovo stupidi e irritanti, quindi mi viene la tentazione di parlarne, poi però mi rendo conto che quei comportamenti sono condivisi da alcune persone che seguo e che quindi potrebbero ritenersi offese. non amo l'autocensura, ma non amo nemmeno venire fraintesa; non vorrei che i miei post venissero percepiti come attacchi mirati o come lo sfogo di una persona invidiosa o maligna, quando sarebbero soltanto osservazioni causate da una diversa sensibilità, da un diverso approccio alle cose. finisco così per sentirmi spaccata a metà e con la punta delle dita che mi preme terribilmente. 

mercoledì 17 settembre 2014

il diario di Polacchia, parte seconda: chi va piano, va sano e impiega quattro ore ad andare nemmeno tanto lontano


mio marito pianifica accuratamente tutti i viaggi che facciamo; comincia a studiarsi l'itinerario con mesi d'anticipo, decide le tappe strategiche, quelle dalle quali partire per fare delle gite di un giorno, e in genere è molto bravo a calcolare tutto. poi ci sarebbe da discutere sul fatto che faccia dei programmi piuttosto rigidi, ma questo è un altro paio di maniche. a questo giro però i suoi calcoli si sono rivelati errati, nel senso che ha sottovalutato il tempo di percorrenza delle distanze. vorrei chiarire che la colpa non è stata delle strade polacche; prima di partire c'è stato chi ci ha dato dei pazzi incoscienti, ma le strade che abbiamo percorso non erano certo peggiori di quelle italiane, in alcuni casi erano anzi migliori. però per collegare certi luoghi c'erano strade normali e quindi è logico che tra traffico, semafori e talvolta lavori in corso il tempo si perdeva. insomma, per arrivare da Pszczyna a Debno Podhalanskie ci mettiamo quasi quattro ore, calcolando anche il tempo perso a vagare intorno a Nowy Targ alla ricerca della strada giusta. difatti col senno di poi abbiamo realizzato che per raggiungere i punti d'interesse occorre arrivarci da una certa parte, nel qual caso trovi tutti i cartelli del caso, ma se ci arrivi da qualunque altra parte sono cazzi. a Debno Podhalanskie si trova una chiesa che è sito Unesco e quindi verrebbe da dire che i cartelli per arrivarci dovrebbero essere belli grandi e sparsi intorno, e invece no: imbrocchiamo la strada giusta solo andando per eliminazione. 

in questa zona non è affatto raro trovare dei nidi di cicogna

il tragitto comunque è piacevole perchè per un tratto attraversiamo dei bei paesaggi di montagna, oltre ad ammirare certe distese di terra che dalle nostre parti non si vedono: a perdita d'occhio nel vero senso della parola. ancora una volta però i contrasti attirano la nostra attenzione: in prossimità delle città più grosse non mancano i baracconi consumistici (Ikea, Lidl, Carrefour, ecc), poi magari pochi chilometri più in là ti incontri l'omino che percorre la strada con un carro di fieno trainato da un cavallo. man mano che ci avviciniamo a Nowy Targ, aumenta il numero dei venditori ambulanti ai lati della strada: panieri pieni di funghi succulenti, soffici pelli di pecora e babbucce di lana, vasi di vetro con dentro quelli che sembrano frutti di bosco. l'impressione è che chiunque possa mettersi a vendere le sue cose; accanto a banchetti stracolmi e dall'aria più professionale, notiamo infatti molte persone che hanno semplicemente posato panieri e vasi a terra davanti a sè, c'è perfino un ragazzino di circa dieci anni lì da solo coi suoi quattro vasi. e vogliamo parlare degli arredi da giardino? ci sono statue di tutte le misure e rappresentanti qualunque animale o personaggio a uno possa venire in mente, e tutti rigorosamente coloratissimi. a Debno Podhalanskie, che è uno sputo di paese, parcheggiamo vicino alla Chiesa dell'Arcangelo Michele. sito Unesco, come dicevo prima, e decisamente singolare. si tratta infatti della chiesa di legno più vecchia della Polonia, costruita nel quindicesimo secolo utilizzando legno di larice e nemmeno un chiodo! all'interno è ricoperta di decori, ed è un miracolo che non sia andata a fuoco finora.

da fuori non sembra una chiesa, vero?

uno scorcio dell'interno

la chiesa purtroppo è chiusa e si può solo sbirciare da un cancello di metallo, ma poco dopo sbarca un pullman di spagnoli accompagnati da una guida che apre il cancello ed entra con la truppa. a quel punto è logico che facciamo gli imboscati e ci sentiamo pure la spiegazione. intanto però si è fatto tardi e abbiamo fame; visto che poco distante c'è il lago artificiale di Czorsztyn, ci dirigiamo in quella direzione, sperando che i polacchi amino banchettare vicino all'acqua, ma dobbiamo girare un pò per trovare alla fine un complesso turistico fornito di ristorante. 

due scorci del lago di Czorsztyn dove si affacciano due castelli; quello omonimo qui in alto
 e quello di  Niedzica qui sotto


qui succede un piccolo fraintendimento che rischia di lasciarci a bocca asciutta; il cameriere infatti, benchè parli un ottimo inglese, capisce che abbiamo ordinato solo una zuppa. mentre noi aspettiamo che ci porti il resto, lui aspetta la nostra ordinazione, così aspettiamo reciprocamente per mezz'ora, dopodichè l'equivoco viene chiarito e possiamo assaggiare la nostra prima porzione di pierogi (ma del cibo ne parleremo più avanti). con la prospettiva di sciroccarci almeno altre tre ore e mezzo di strada per tornare a Pszczyna, dopo aver fatto due passi per ammirare il lago ci rimettiamo ben presto in auto.

martedì 16 settembre 2014

come passare una bella giornata per merito di una stronza


una decina di giorni fa, una Guchi armata di macchina fotografica si appresta a godersi l'ennesimo mercatino dell'antiquariato in vari modi: andando a caccia di cose che le interessano da comprare e di cose che la colpiscono da fotografare, uno scenario vissuto molte altre volte che le ha sempre regalato soddisfazioni sotto entrambi i punti di vista. tutto procede come al solito fino a quando, mentre sta inquadrando la bella copertina di un libro degli anni Quaranta, la proprietaria della bancarella la prende a male parole, gridando che non si fanno foto e che è maleducato scattare senza chiedere prima il permesso. la Guchi, che non ha certo voglia di mettersi a litigare, rinfodera prontamente la reflex e si allontana meditabonda. a parte il fatto che la richiesta di non scattare foto poteva essere fatta anche in maniera civile e senza aggressioni verbali, sono anni che la Guchi fa foto ai mercatini senza problemi; inquadra e scatta senza chiedere permessi di alcun genere e il massimo che le è capitato è che una volta un tipo le abbia chiesto se non avesse preferito fotografare lui, invece del manichino. tra l'altro si tratta di cose usate che chiunque potenzialmente ha in cantina o in soffitta, non di oggetti artistici o artigianali che magari l'autore teme che gli possano venire copiati, tanto per fare un esempio. ad ogni modo decide di cambiare la sua modalità di approccio e di lì in poi, ogni volta che vede qualcosa che le piacerebbe fotografare, si rivolge al proprietario della bancarella e chiede il permesso. risultato: non solo nessuno glielo nega, ma ottiene le seguenti reazioni:
  • sguardo meravigliato per la richiesta (forse perchè prima di lei sono passate altre millemila persone armate di telefonini e macchine fotografiche che hanno scattato senza chiedere permessi di sorta);
  • permessi accordati in maniera entusiastica, talvolta seguiti da ringraziamento;
  • persone che hanno spostato cose che potevano rovinare l'inquadratura, tra cui una che addirittura ha preso l'oggetto in questione e lo ha collocato in modo da fotografarlo in maniera ottimale;
  • persone che si sono spostate loro, per non rovinare l'inquadratura;
  • persone che hanno fatto battute di spirito a proposito delle cose fotografate;
  • persone che ci sono messe a chiacchierare amabilmente.

conclusione: la Guchi è molto grata a quella stronza che l'ha insultata, diversamente non avrebbe passato una giornata così piacevole alla quale, oltre al divertimento solito, si è aggiunto quello per aver interagito con così tante persone gentili e simpatiche.

lunedì 15 settembre 2014

polvere


cara Francesca, che in realtà chissà come ti chiamavi, ho preso la tua fotografia anche se non riporta alcuna scritta per via di quel tuo abito elegante, dell'ambientazione in studio che vuole suggerire che tu stia seduta in veranda o in giardino a leggere tranquillamente una rivista, ma soprattutto perchè dopodomani devo andare dal parrucchiere. e sì, confesso che la tua acconciatura mi ha colpito parecchio. non riesco bene a capire come facciano i capelli a starti così; certamente si capisce che sono ricci, diversamente non saprei come potrebbero creare una tale massa, però mi sfugge per quale legge della fisica se ne stiamo tanto allargati, che paiono quasi un cappello. oddio, non che ti stiano poi così male. però mi perdonerai se chiederò espressamente al mio parrucchiere di non ridurmi così.

domenica 14 settembre 2014

incipit


Dietro la spessa coltre di polvere della finestra della stazione di polizia, costellata di striature di pioggia, si scorgeva il cielo basso che incombeva sopra i tristi tetti di una periferia cittadina. Due anni prima, quando il commissariato di Tongbu era stato trasferito in quella zona - designata come area di sviluppo urbano - lì c'era soltanto una collinetta spoglia, sulla quale presero a spuntare, uno dopo l'altro, i palazzi residenziali, che finirono ben presto per formare un imponente agglomerato. Osservando quei tetti dalle forme più diverse - un diorama pittoresco - che tradivano un gusto posticcio per l'Occidente e la vanagloria dei loro proprietari, il sergente Nam ripiombò in uno stato d'uggia che gli era ormai abituale, e che risultava acuito dall'umiliante consapevolezza che, in mezzo a quella congerie di case, non poteva scorgerne una - la propria - in cui una moglie e dei figli avrebbero trovato una sistemazione confortevole.
Yi Munyol, Il figlio dell'uomo

ad un appassionato di teologia questo libro potrebbe anche interessare, ma io ho fatto una gran fatica ad arrivare alla fine attraversando tutti i deliri che si è fatto l'autore, col pretesto dell'indagine sulla morte di uno studente di teologia. peccato, perchè l'autore pare che sia il non plus ultra in Corea e quindi ero partita molto fiduciosa.

sabato 13 settembre 2014

l'oroscopo


oroscopo per lo Scorpione dall'11 al 19 settembre:

Secondo la mia analisi dei presagi astrali, in questo momento voi Scorpioni siete quelli che corrono meno il rischio di essere sgraziati, volgari, maldestri o inclini a commettere errori stupidi. D’altra parte, siete anche quelli più propensi a deridere gli altri accusandoli di essere sgraziati, volgari, maldestri e inclini a commettere errori stupidi. Ma la prossima settimana ti consiglio di resistere a questa tentazione. È nel tuo interesse mostrarti particolarmente diplomatico e sensibile. Perdona e accetta gli errori degli altri. Cerca di essere simpatico e di entrare in sintonia con le persone che ti circondano.

caro Rob,
lo faccio sempre. diversamente avrei già sterminato metà del genere umano XD

venerdì 12 settembre 2014

una semplice complicazione


io sono una persona semplice, ma sono anche una persona molto complicata. diciamo che, una volta comprese tutte le mie complicazioni, starmi vicino è straordinariamente semplice.

giovedì 11 settembre 2014

ci sta Argillà


anzi: ci stava. difatti ha avuto luogo lo scorso fine settimana, ma io arrivo come al solito in ritardo. niente: siamo andati a farci la solita vasca, ci siamo presi il solito acquazzone, abbiamo incontrato i soliti amici e abbiamo fatto un po' del solito shopping. ora, come al solito, metto qualche foto  ^__^
scherzi a parte, anche quest'anno c'erano delle cose veramente bellissime ed è stata una festa per gli occhi.




















mercoledì 10 settembre 2014

il diario di Polacchia, parte prima: chi va piano, va sano e va lontano


sono cresciuta con un padre che in autostrada faceva i 160 km/h; il marito invece viaggia costantemente ai 110: dice che è la velocità perfetta per non consumare troppa benzina. io, che con la Carolina arrivo al massimo ai 90 perchè sennò comincia a perdere i pezzi, non sono certo nella posizione di criticare. con 1200 chilometri da percorrere e nessuna intenzione di stressarci, la decisione di spezzare il viaggio di andata e ritorno in due parti ci è sembrato molto ragionevole. la prima giornata, come si evince dalla cartina in alto (dalla quale non mi è stato possibile eliminare i rettangoli con le informazioni sul traffico delle quali in questo contesto non ci frega una cippa), ci porta a raggiungere Zöbern, un paesino austriaco. partiamo sotto un cielo nuvoloso che quasi subito ci regala la bomba d'acqua quotidiana, difatti all'altezza di Occhiobello ci fermiamo addirittura perchè non vediamo più niente: l'effetto è che si stiano scaricando addosso lo sciacquone del cielo. il nostro hotel, il Czerwenka, è in località Kulma, arrampicato tra i monti, ma lo troviamo con facilità perchè per fortuna le indicazioni per arrivarci sono molto chiare. 

una vecchia struttura in legno, camere dall'arredamento un po' datato,
però confortevoli e ampie

la vista mattutina dal nostro balcone

dopo le ore passate in autostrada, devo dire che ritrovarmi in un luogo così ameno mi fa immediatamente rilassare. difatti, visto che in Austria il tempo è migliore che in Italia (nuvoloso, ma senza pioggia), prima di cena io e il marito ce ne andiamo a fare due passi tra i dolci declivi dei campi, giusto per prepararci a sfondarci di Wiener Schnitzel, Cordon Bleu, birra e torte (tanto per stare leggeri). figlio grande e figlio piccolo, manco a dirlo, rimangono in hotel a pistolare coi telefonini.


la mattina seguente, dopo l'abbondante colazione a buffet, partiamo alla volta della Polonia. per evitare di infognarci a Vienna, facciamo un tratto di strada normale attraverso il Burgenland e riprendiamo l'autostrada dopo Eisenstadt. attraversiamo Bratislava che ci sorpresnde con le sue moderne costruzioni, mentre la vasta pianura slovacca si estende costellata di enormi cartelloni pubblicitari, sporadiche ciminiere (forse residui dell'era socialista), una centrale nucleare, agglomerati di palazzoni che, per dissimularne la tristezza, sono stati verniciati con colori pastello; avanzando, riappaiono le montagne e qualche paese con case dall'aspetto più umano. ci fermiamo a mangiare in un autogrill (che chiamo in questo modo anche se non ha nulla a che vedere con quelli nostrani), dove ci scafiamo allegramente un bel piatto di goulasch, mentre quei due disgraziati dei miei figli prendono la pizza. cioè: sarà possibile mangiare la pizza in Slovacchia? dopo averli presi per il culo per bene, ci rimettiamo in strada, e devo dire che apprezzo moltissimo gli accordi di Schengen, visto che varchiamo ben tre confini oggi: Austria/Slovacchia, Slovacchia/Repubblica Ceca, Repubblica Ceca/Polonia. immagino che incommensurabile rottura di scatole sarebbe stata se ci fossero stati ancora i doganieri! ci fermiamo a visitare Cieszyn, facendo così la nostra prima esperienza di Polonia. Cieszyn ha un centro storico molto bello, con costruzioni eleganti. mostra subito una caratteristica che noteremo sempre, ovvero l'alternarsi di edifici perfettamente restaurati e di altri che di restauro avrebbero un gran bisogno, ma credo che sia un contrasto perfettamente logico in un paese che in questo periodo sta attraversando molti cambiamenti e che è costellato di cantieri. 

qui e sotto, due scorci della piazza principale di Cieszyn,
veramente molto elegante


una chiesa col il tetto verde

uno dei palazzi più belli

a Cieszyn ci sono anche i resti di un antico castello,
come questa torre che risale al XIV secolo

da Cieszyn raggiungiamo Pszczyna non dopo aver tirato qualche madonna. il motivo è che il navigatore satellitare vivente viene fornito della cartina sbagliata; al secondo giro della circonvallazione di Bielsko-biala, finalmente il marito tira fuori quella giusta. anche a Pszczyna abbiamo qualche gatta da pelare per trovare l'hotel dove resteremo quattro notti, che si chiama u Michalika ed è nuovo di trinca. difatti è così nuovo che non hanno ancora messo un'insegna fatta come Dio comanda, ed è per questo che ci passiamo davanti senza notarlo e poi ci infognamo nel girone infernale dei sensi unici. alla fine però riusciamo a prendere possesso delle nostre stanze, moderne e bene arredate. per cena andiamo in piazza e troviamo un ottimo ristorante dove torneremo anche tutte le sere successive, il Frykówka, che offre una buona selezione di piatti tipici.


martedì 9 settembre 2014

when the going gets tough...


e niente, alla fine mi è toccato andare dall'avvocato. che ne facevo molto allegramente a meno di buttarci tempo e (soprattutto) denaro, grazie. il problema però è che quando ti trovi come interlocutrice una vecchia stronza affetta da mania di persecuzione che assume un legale che chiamarlo pezzo di merda è fargli un complimento, non restano margini per una discussione civile. ergo, visto che sono una brava persona ma ho smesso di fare la cogliona, sono disponibile a fare i lavori necessari, ma non a prendermela in culo. la vicenda comunque non è ancora giunta a conclusione; diciamo che abbiamo fatto un passo in avanti, però  il pezzo di merda ha già mancato di parola una volta e non mi stupirebbe se replicasse, nel qual caso ribadisco il concetto appena espresso: non ho la minima intenzione di farmi fregare. intanto ho un piccolo asso nella manica che lor tutti ignorano, un dettaglio che mi consentirebbe di mandarli felicemente a quel paese. resta solo da capire se, in quel caso, avrebbero modo di perseguirmi legalmente, visto che nel nostro benedetto paese ci sono più leggi che delinquenti (paragone che è tutto dire XD). ci tengo a sottolineare che tutta questa faccenda per me è come una puntura di zanzara: fastidiosa, certo, ma non certo tanto grave da rovinarmi la vita. fortunatamente ho rivisto da tempo la lista delle mie priorità e ho anche imparato a tutelarmi, perciò loro sono liberissimi di farsi il fegato cattivo, io sono lì sulla barchetta che navigo distesa al sole e canticchio serenamente. l'amarezza caso mai mi viene se penso a come ci siamo ridotti. ormai per qualsiasi stronzata si va dall'avvocato perchè non c'è più la minima fiducia reciproca, tutti partono dal presupposto che gli altri vogliano solo fregarli; sono finiti i tempi in cui bastava una stretta di mano. non c'è che dire: l'uomo è il peggior nemico di se stesso.

lunedì 8 settembre 2014

polvere


caro Franz o chissà come ti chiamavi (dato che sul retro della fotografia che ti ritrae non c'è scritto nulla), volevo dirti che hai un gran bel paio di baffi. capire dov'è stata scattato il tuo ritratto è stato interessante; sul retro c'è il timbro di un "Atelier Elite" di Reichenberg, sito in Schückerstrasse 19, ma di quale Reichenberg si tratta? ce ne sono infatti tre, delle quali due in Germania e una nella Repubblica Ceca. mi sarebbe parso logico che si trattasse di una delle Reichenberg tedesche, e invece, guarda un po', salta fuori che è quella ceca, che al momento non si chiama più così, ma Liberec. sì, capisco che te la stessi ridendo sotto i baffi, ma il segreto è svelato, così come la storia che vi sta dietro. Liberec/Reichenberg era la seconda città della Boemia in ordine d'importanza, famosa per l'industria tessile. con la caduta dell'impero Austro-Ungarico alla fine della Prima Guerra Mondiale, avvenne una scissione: i cechi di Boemia si trasferirono nella neo-costituita Cecoslovacchia, i tedeschi in quella che venne denominata Austria Germanica, all'interno della quale la provincia della Boemia Tedesca ebbe come capoluogo proprio Reichenberg. questo stato di cose però fu di breve durata perchè già nel 1919 l'area tornò alla Cecoslovacchia, almeno fino a quando la Germania nazista non reclamò i territori abitati da tedeschi, tedeschi che in seguito, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, vennero espulsi dalla Cecoslovacchia. caro Franz, ci stai capendo qualcosa? io così così, però devo dire che tutto questo avanti e indietro di popoli e sovranità mi ha fatto ricordare quanto mi piacesse la storia ai tempi della scuola. ma veniamo a te: quando hai fatto questa foto, credo di non sbagliare dicendo che, nonostante i baffi che ti danno un'aria più matura, sei molto giovane. quanti anni avevi? ventiquattro? se non addirittura di meno. indossi l'uniforme, ma è quella dell'impero Austro-Ungarico e quindi è probabile che tutte le pive successive non ti abbiano interessato granchè, soprattutto nel caso tu ci abbia rimesso le penne durante la Prima Guerra Mondiale, cosa che naturalmente non ci è dato di sapere. è il non poter rispondere a questo e altri interrogativi che rende così intrigante il mio collezionare vecchie foto.

domenica 7 settembre 2014

incipit


Aveva pianto tutta la notte. Alle tre e dieci guardò la sveglia per l'ultima volta, e subito cadde in un sonno profondo. verso le cinque e mezzo si risvegliò. Le rimbombava la testa e sentiva gli occhi gonfi. Si girò sulla schiena e cercò di rilassarsi. Ma le sue paure peggiorarono. Non aveva più il minimo appiglio a cui aggrapparsi.
Johannes non aveva colto niente di tutto questo. Il suo respiro era regolare, dormiva profondamente. Lei provò a immaginare come sarebbe stato non averlo più accanto, non sentire più il suo respiro, e questo pensiero la fece piombare nel panico. Non poteva vivere senza di lui, ma non poteva più neppure vivere con lui.
Sabine Thiesler, Dormi per sempre

prendi una coppia di tedeschi innamorati della Toscana che si sono comprati un vecchio casale e lo hanno ristrutturato per andarci a passare le vacanze estive; lei ha una forte tendenza ad alienarsi dalla realtà per crearsene una parallela, lui la tradisce. aggiungi un cognato innamorato, un pallone gonfiato che fa il critico e che ha un gran bisogno di guadagnare molto faticando poco, un poliziotto molto tordo, un cadavere sepolto male ed ecco che ottieni il giusto intrattenimento per la calura estiva. un bravo sceneggiatore da questo libro potrebbe trarre una telenovela da 500 puntate, per dire. certo è che se uno ama i gialli, trova diverse pecche nella parte per così dire assassina di questo libro che è sì divertente, ma non è certo un'opera eccelsa.


sabato 6 settembre 2014

l'oroscopo


oroscopo per lo Scorpione dal 4 al 10 settembre:

Pietro il Grande fu zar e poi imperatore di Russia dal 1682 al 1725. Trasformò il paese in un grande impero. Avviò anche una rivoluzione culturale che avrebbe portato la Russia ad assorbire le idee dell’Europa moderna. Ma in questo momento vorrei attirare la tua attenzione su un’altra delle sue creazioni: il gran consiglio dei giullari e degli ubriaconi, un circolo che aveva fondato con i suoi amici per essere sicuro che ci fosse sempre qualche festa per divertirsi. Non credo che nelle prossime settimane tu abbia bisogno dell’alcol per darti alla pazza gioia, Scorpione, ma ti consiglio di riunire una squadra di consulenti simile.

caro Rob,
in realtà non ne ho bisogno perchè sono bravissima ad intrattenermi da sola. per esempio, posso scompisciarmi dalla risate per ore facendo le boccacce o ripensando alle boccacce che ho fatto. e direi che è una bella fortuna, visto che sono circondata da musoni.

venerdì 5 settembre 2014

dolcemente navigando (e sorridendo)


mi piacevano gli Style Council, hanno scritto canzoni che ho amato (e cantato) moltissimo, alcune delle quali sono in assoluto fra le mie preferite di sempre. qualche tempo fa mi è venuto in mente questo video e l'ho immediatamente associato al modo in cui vedo ora la mia vita: un lungo fiume tranquillo che percorro placidamente su una barca trascinata dalla corrente. può sembrare che ci sia una contraddizione fra la tranquillità e l'essere trascinati dalla corrente, visto che questa può cambiare, ma io la concepisco semplicemente come il tempo che passa, del quale non si può fare altro che seguire il corso. corso del tempo, corso del fiume e anche corso degli eventi, perchè sono ben conscia che la vita è un alternarsi di situazioni belle e brutte (tanto per sintetizzare) e che la serenità non sta nello sperare che non ci accadano mai più cose brutte, ma nel saperle affrontare nel modo giusto quando accadono. io ho deciso che le voglio affrontare sorridendo, che magari sul momento reagisco male, ma poi mi calmo rapidamente, molto più di quanto abbia creduto possibile nei miei sogni più selvaggi. sì, sono sempre stata una che pestava e ripestava sul passato, e ancora adesso a volte mi tornano in mente certe cose, solo che ho imparato a scacciarle, perchè una volta che qualcosa è risolto, non ha senso ritirarlo fuori. gli errori vanno emendati in qualche modo: o si riparano o si impara a perdonarsi. il punto è che quasi sempre gli errori si commettono sotto certe circostanze che, nel momento in cui si verificano, non ci permettono che di compiere che quelle determinate scelte. il senno di poi è la facoltà più stupida al mondo: non serve a nulla e fa solo aumentare i nostri sensi di colpa. penso di avere fatto un enorme passo avanti quando ho compreso questo e ho imparato a perdonarmi; il che non vuole dire che sono giustificate reiterazioni degli stessi errori, naturalmente. ma insomma, ora mi sento come Paul Weller mentre avanza steso al sole su quella barchetta e sono contenta perchè le ultime tempeste sono passate molto velocemente: una nube che ha oscurato la luce solo per breve tempo e subito dopo il mio sorriso è tornato a risplendere. che se me lo avessero predetto tempo fa che avrei detto queste cose, li avrei presi a schiaffoni XD

giovedì 4 settembre 2014

il bivio


nelle ultime settimane, sempre più spesso e intensamente mi sono ritrovata a pensare che è necessario un cambiamento. non so bene in quale direzione, anzi forse sì, e comunque non so bene come arrivarci. intanto cerco lentamente di rientrare nella routine. per certi versi ci sono rientrata anche troppo, nel senso che vorrei evitare di cedere alla mia eccessiva pigrizia. e invece. mi dico anche che non mi devo preoccupare: le svolte cadono sempre come pere mature, si vede che ora sono ancora acerbe.

mercoledì 3 settembre 2014

il diario di Polacchia

siccome il blog è mio e me lo gestisco io, mi è venuta voglia di raccontare del mio viaggio in maniera più diffusa di quanto faccio di solito. sarà che invecchio e tendo a dimenticare le cose, così intanto che attendo che mi sviluppino i rullini posso buttare già impressioni ed esperienze fatte prima che svaporino del tutto. perchè Polacchia? a coniare il nome di questa nuova entità geografica è stato il figlio piccolo che, sapendo che si sarebbe andati in Polonia e Slovacchia ed essendo poco ferrato in geografia, all'ennesimo cambiamento di hotel ha chiesto: "ma siamo ancora in Polacchia?" in realtà ero indecisa se chiamare piuttosto questa nuova rubrica La famiglia Brambilla in vacanza:


fino a qualche anno fa, ovvero fino a quando abbiamo avuto la station wagon, io e il marito ci siamo sempre alternati al volante per i lunghi viaggi. a dire il vero, c'era questa strana abitudine: lui guidava fino al confine, all'estero prendevo il sopravvento io. per raggiunti limiti di età, la macchinona è stata rottamata e sostituita da una moderna Fiat Punto che il marito guida quotidianamente per andare al lavoro e io no, perchè ho la mia Carolina. il problema quindi è che non sono abituata a guidare quella macchina lì e manco ho voglia di farlo per via dei freni: infatti se per fermare la Carolina devo pigiare a fondo il pedale, con quella basta esagerare un pochino per inchiodare e rimetterci i denti. insomma, è finita che in questa vacanza ha guidato sempre il marito, con tutto che una volta diceva che guidare non gli piace. un'altra particolarità di mio marito è che detesta il navigatore satellitare; lo ritiene un oggetto inutile e guarda con aria di sufficienza chi ne fa uso. certo, per lui possedere un navigatore satellitare è inutile perchè ne ha uno in carne ed ossa seduto alla sua destra, che lo vorrei vedere a sbrogliarsela a consultare la cartina mentre sta guidando o a trovare certe indicazioni pelose in mezzo a cento altre e con il traffico intorno a richiedere tutta la sua concentrazione. dunque per tutto il tempo lui ha guidato, io gli ho detto volta di qui, volta di là, che cazzo fai ti avevo detto di andare dritto, e così siamo giunti più o meno felicemente alla meta. un'ultima cosa: questo non è un blog di viaggio. ciò che scrivo, lo scrivo perchè è ciò che voglio ricordare, non perchè voglia offrire consigli e supporto logistico. per i prossimi mercoledì quindi andrà in onda, fino a esaurimento, il diario di Polacchia.

martedì 2 settembre 2014

bilancio di fine mese - agosto


questa fotografia era la prima del rullino, per questo il negativo ha preso un po' di luce e l'immagine è come spaccata in due: una metà è venuta bene, l'altra sembra un redscale. è una cosa molto inconsueta perchè di solito quando una foto viene fuori a metà, quella che ha preso luce è completamente bianca. anche se lo scatto è di luglio, mi è sembrato adatto a rappresentare il mese di agosto che è stato infatti spaccato in due. alle prime due settimane del tutto sedentarie sono seguite due settimane di viaggio piuttosto intense e impegnative, proprio come avere un positivo e un negativo. in realtà nelle prime due settimane non è che non sia successo nulla, ma si è trattato di cose che non hanno richiesto un particolare sforzo fisico. del resto ad agosto qui è arrivata l'estate che fino ad allora non ci aveva ancora morso e quindi stare il più ferma possibile era imperativo. il problema dell'estate, anche di una meteorologicamente anomala come questa, è che è troppo lunga per i miei gusti. che poi, per dire, di una primavera sterminatamente lunga non penso che mi stancherei, ma ho problemi dai 26°C in su. perciò di solito quando arrivo a questo punto ho la necessità di decongestionarmi, per questo è stata una gran fortuna avere in programma un viaggio di discreta durata durante il quale ho staccato la spina in senso molto più che metaforico, dato che sono rimasta volutamente lontana da Internet. anche qui ci sarebbe da spiegarsi meglio; non penso di farmi influenzare più di tanto da certe cose, ma prima o poi arriva il momento in cui il concentrato di stupidità umana e di ingiustizia cosmica che affiora dai social networks mi procura una sorta di intossicazione dalla quale è urgente depurarmi. ora che agosto è praticamente finito e che ho curato le paturnie stagionali, posso affrontare i prossimi mesi con rinnovata energia. non ho dei veri e propri progetti in mente, solo una serie di cose che vorrei/dovrei fare. soprattutto però desidero continuare a coltivare la mia serenità, anche perchè se sono stata bene fino ad ora lo devo proprio ai progressi fatti negli ultimi mesi. visto che alcune rogne si profilano all'orizzonte, questo è più che mai imperativo.

lunedì 1 settembre 2014

polvere


a Cracovia ci sarebbe stata la bellezza di due mercatini, ma un giorno pioveva e l'altro dovevamo assolutamente fare un'altra cosa. insomma, diciamo che a questo giro i mercatini non erano tra le priorità dei miei compagni di viaggio, quindi, con molto rammarico, non sono riuscita a comprare nemmeno una cartolina o una fotografia vintage polacca. ecco perchè quella che ho messo oggi proviene da molto vicino anche se ha un'aria esotica. in effetti si tratta di un altro mistero: nessun nome, nessuna data, si sa solo che è stata scattata in Italia per via del timbro sul retro. il tizio della bancarella azzarda l'ipotesi che si tratti di un gruppo di prigionieri di guerra; oltre ad essere molto rovinata, reca anche il segno di due puntine da disegno, quindi deve essere stata appesa da qualche parte. per il resto... chissà!